Fugacità

Filtrando negligenze e inverni lunghi
percorsi di una goccia sopra un vetro
per l’attimo si vive la sua gloria
appare come eterna e poi scompare
e dal vento nel tempo risucchiata
e dal calore ormai richiamata a sé.

“Quartiere Giardino”: si passi all’azione

 

Sarà un giardino di nome e di fatto e tutti veramente ce lo auguriamo. 580 mila euro per dotare il quartiere “Giardino”di Pontetetto di acquedotti e fognature, questo l’annuncio di questi giorni di Sindaco e Assessore all’Ambiente.
Il “Giardino” è un luogo di storia, di esperienze, di vissuto, un luogo vero, denso di sguardi e caratteri, una piccola comunità che merita attenzione e, come microcosmo complesso, investimenti non solo economici. L’adozione del piano di recupero e la proposta di “Contratto di Quartiere II” (DM 21/11/2003) venne deliberata nel luglio del 2004 (delib. 75 del 22 luglio 2004). La definitiva approvazione del Piano di recupero in Variante al Regolamento Urbanistico è datata invece ottobre 2005 (delib. 60 del 20 ottobre 2005). Gli abitanti del Giardino si ricorderanno bene le riunioni fatte alla Circoscrizione 7, insieme al dottor Pecchia di ERP, durante la caldissima estate del 2006 in preparazione all’inizio dei lavori che avrebbero comportato inevitabili disagi e decisioni logistiche importanti vista la complessità dell’operazione e visto anche che alcuni edifici sarebbero stati demoliti. Un sacrificio, fu detto, in vista di un enorme salto di qualità di tutta l’area.
Il 7 marzo del 2008 il subentrato Sindaco Favilla annunciò che di lì ad un mese il cantiere sarebbe stato aperto nel rispetto del cronoprogramma. Si tratta del risanamento e ammodernamento di un intero quartiere compresa la regimazione idraulica della zona e la messa in sicurezza idrogeologica. Il taglio del nastro del nuovo Quartiere Giardino non è ancora avvenuto. Nel frattempo, visto che è doveroso da parte di un amministratore annunciare finanziamenti importanti e ancor più doveroso far seguire fatti concreti a quegli annunci, vorremmo segnalare che, in attesa del futuro, in quel quartiere persistono diverse tipologie di problemi. Alcuni complessi, di carattere più sociale, credo necessitino di un intervento a largo raggio e non improvvisato, a lunga gittata, monitorato con attenzione e sensibilità; altre problematiche, come avemmo modo di dire, insieme anche al presidente della Circoscrizione Bracciali, all’ex assessore ai lavori pubblici, di più facile risoluzione, con l’investimento di risorse minime. Faccio solo alcuni esempi: perché solo una piccolissima parte di quartiere deve avere l’illuminazione pubblica? Come è possibile che un quartiere di tale tipologia non sia illuminato di notte? Ci sono diverse persone anziane e certamente eventuali problemi di sicurezza sono incentivati da questa mancanza. Alla fine qualcuno potrebbe pensare che ci fossero residenti “privilegiati” ed altri al buio! La manutenzione inoltre non esiste, la pulizia delle fosse, lo sfalcio dell’erba e la disinfestazione non vengono effettuati tanto che questa estate è finita all’ospedale una ragazza perché punta da “oggetti non identificati”, così come del tutto trascurato (ma questa è prassi per la città visto che la stessa villa Bottini, luogo di eventi, non è accessibile ai disabili) è l’aspetto delle barriere architettoniche: abitano lì diverse persone con problemi di deambulazione, vogliamo provare a semplificargli la vita? Da anni si battono complesse questioni interne al quartiere, ma forse come amministrazione mai si è voluta trovare una soluzione, perché si sa, l’elaborazione di strategie risolutive richiede inevitabilmente scelte e prese di posizione. Chiediamo che, al di là degli annunci, si passi all’azione, a cominciare dai piccoli problemi quotidiani.

Regole certe per il trasporto pubblico

Non ci saranno i tagli annunciati al trasporto pubblico locale. Al diffondersi della notizia che, dal prossimo 5 dicembre, sarebbero state soppresse diverse corse della linea urbana molti cittadini e anche gli autisti, si erano giustamente mobilitati con la raccolta di firme, con interventi sulla stampa ecc.
Il trasporto pubblico locale è fondamentale per molti cittadini. Pensiamo agli anziani, ma non solo. Pensiamo a parole come ‘vivibilità’, o qualità della vita, completamente svuotate di senso, visto che ‘fare cassa’ tagliando i fondi agli enti locali è come tagliare la radice che dovrebbe dare linfa, e quindi senso, ad un nuovo modo di pensare, vivere, programmare la città. E certo ‘potare’ il trasporto pubblico ed in contemporanea stabilire il blocco del traffico avrebbe generato un mastodontico non-sense difficile da spiegare, tra l’altro, a pochi mesi dal voto.

E quindi il nostro Sindaco è stato buono e premuroso: con 70 mila euro per sei mesi il problema è rimandato… vocabolo certo tra i più gettonati nel Dizionario Favilla.
Sappiamo invece che è proprio questo atteggiamento del “rimando” che ha reso la città assai carente dal punto di vista infrastrutturale, di mobilità e sicurezza stradale.
Quindi, bene per noi cittadini se i tagli alle corse dei mezzi pubblici non saranno fatti, ma penso che il pensiero debba andare più in là. Al perché quei tagli dovevano essere fatti, anzi dovranno, visto che il tutto è solo rinviato. Nel frattempo cosa ha fatto il Comune per migliorare e razionalizzare il trasposto pubblico: ricordo Commissioni, riunioni, annunci, e poi? La scorsa primavera non è stato avviato il nuovo piano del trasporto urbano perché, dichiara il Sindaco, ‘non eravamo pronti con le opere strutturali necessarie’ Eddai! Ma come al solito, il refrain del politico lucchese in difficoltà è sempre lo stesso: la colpa è della Regione.
I cosiddetti ‘tagli lineari’ ai servizi pubblici adottati dal governo Berlusconi entrano a gamba tesa nella vita quotidiana di molte persone, dei più. Ce ne eravamo accorti?
Enrico Rossi, presidente di quella Regione che molti nel centro destra hanno contribuito a descrivere come matrigna brutta, cattiva e ostile a Lucca, alla lucchesità e a tutti i suoi paesi, presentando il Bilancio ha dichiarato che il taglio dei fondi che la Regione subirà nel 2012 sarà ‘catastrofico’, “tale da incidere notevolmente sull’entità e la qualità dei servizi ai cittadini.”
Una falciata indiscriminata alle risorse ha messo in crisi i bilanci dei Comuni, ma anche delle Provincie e delle Regioni. Lo stesso Sindaco durante un recente Consiglio comunale ebbe a dire che il ‘Comune ha avuto un taglio di 3 milioni dal Governo’. Appunto! Un governo sostenuto fino all’autodecomposizione.
Allora vediamo, informiamoci e cerchiamo di ricostruire, con correttezza, il puzzle.
I tagli del governo: 360 milioni in meno nel 2011 e 405 nel 2012 si legge in un comunicato, appunto, della Regione. I tagli operati dal Governo sul bilancio della Regione Toscana hanno eliminato del tutto trasferimenti che andavano a finanziare: incentivi alle imprese, politiche sociali, politiche giovanili e del lavoro, agricoltura, viabilità, ambiente, edilizia agevolata, diritto allo studio. Il taglio maggiore è stato operato proprio al trasporto pubblico locale, per il quale la decurtazione dei trasferimenti nel 2011 è stata di circa 130 milioni di euro su meno di 220. Inoltre non è stato onorato l’accordo con le regioni del 16 dicembre 2010. Rispetto ai 1.182 milioni che il Governo si era impegnato a reintegrare, ad oggi, sono stati restituiti solo 400 milioni, da ripartirsi fra le Regioni, in pratica il Governo avrebbe dovuto restituire alla Toscana i 100 milioni che attualmente, invece, mancano. Insomma, negli ultimi due anni i fondi per gli autobus sono diminuiti del 120%.
A causa dei tagli inflitti dal creativo Tremonti, con manovre inique e penalizzanti per i “soliti”, le prospettive per il 2012 sono ancora peggiori, a partire proprio dal trasporto pubblico.
Proprio da questa situazione di regole incerte e risorse zero nasce l’idea della gara unica di ambito regionale che dovrebbe dare stabilità al settore. Quindi una sola azienda gestore del servizio, come dice l’assessore regionale “un solo consiglio di amministrazione, un solo biglietto, una sola tariffa per tutto il territorio toscano, ma soprattutto costi standard definiti e certi”. Su questa stanno lavorando nelle varie Province le Conferenze dei servizi che raccolgono gli enti locali, gli enti più vicini al cittadino e più consapevoli delle effettive necessità del territorio. Sarebbe  importate che la gara per l’assegnazione del servizio venisse effettuata in modo da “ottenere le massime economie di scala e la massima capacità di controllo del servizio erogato da parte delle pubbliche amministrazioni, separando decisamente chi programma e regola il servizio da chi detiene le azioni delle aziende di trasporto pubblico”. Non è obbligatorio aderire alla gara, ma certo chi non parteciperà non potrà accedere ai finanziamenti regionali.
A Lucca che facciamo? Qualsiasi decisione venga presa che sia ponderata e responsabile e se qualcuno sbaglierà (speriamo di no)  che dica ‘ho sbagliato’ e non rigetti sempre la responsabilità sull’altro. Da bambini politici diventiamo almeno, se non adulti, adolescenti. Proviamoci come comunità! E allora Lucca faccia la sua parte, accantonando quel lamentoso modo di fare e di porsi che ha fatto ormai il proprio tempo, che rischia di relegarci ancora di più in un triste e oscuro cantone, sulla difensiva; non ce lo possiamo più permettere. Proviamo a giocare “all’attacco”‘ con regole certe e chiare, come farebbe un buon lucchese.

 

Lago Aldo Moro, San Concordio

Pochi mesi fa avevo segnalato lo stesso problema all’assessore competente.
Purtroppo dopo il “valzerone” degli assessori, delle loro deleghe, dei consiglieri usciti ed entrati in Consiglio comunale cui abbiamo dovuto assistere e durato più di una stagione, se l’assessore è cambiato il problema rimane esattamente lo stesso.
Identico scenario: piazzale Aldo Moro, dove sono presenti tutte le scuole dal nido alle Medie e dove ogni mattina tantissime persone si trovano a transitare per portare a scuola i bambini.
Identico problema: il lago che si viene a creare nella piazza ogni volta che piove. Soprattutto davanti all’ingresso alle elementari.
Possibile non riuscire a risolverlo?
Possibile che nella nostra città per accedere ad un edificio scolastico si debba attraversare un fossato più ampio di quello che circondava un tempo le città fortificate? Mancano solo i coccodrilli o l’olio bollente!
L’ex assessore ci assicurò che avrebbe provveduto, con le risorse disponibili, a risolvere il problema. Evidentemente, visto che non dubito nemmeno per un attimo che il problema non sia stato preso in considerazione, le risorse disponibili non erano sufficienti. E allora vogliamo dire che non è pensabile risparmiare su queste cose? Rischiamo di diventare noiosi, ma un’amministrazione attenta e sensibile verso chi si trova ad amministrare dovrebbe risolvere subito quelli che chiamiamo le fondamentali, l’abc del quotidiano. Queste problematiche più o meno gravi, più o meno importanti non dovrebbero sussistere!
Invitiamo di nuovo gli assessori in carica in questo periodo a prendere provvedimenti.Piazzale Aldo Moro, San Concordio, Lucca

Storie di ordinario degrado

Oltre al centro storico, che merita tutta l’attenzione, la cura e quindi tutte le risorse possibili, c’è l’immediata periferia. Questa, insieme alla periferia vera e propria, alle frazioni, ai paesi viene ricordata soltanto nei periodi pre-elettorali. In quei momenti ‘caldi’ si azzardano grandi promesse, accattivanti progetti di riqualificazione, piani-pilota e via dicendo, poi inevitabilmente il niente o quasi.
Cosicché nei lunghi periodi di ‘tempo ordinario’ ci imbattiamo spesso in situazioni come quelle dell’immagine allegata. Erba alta, fossi maleodoranti contenenti di tutto oltre alla melma… e poi si investono risorse per la campagna contro la zanzara tigre.

Marciapiedi semi impraticabili con fondo sconnesso e spesso con le siepi incolte (ci sarebbe un’ordinanza?) che impediscono il passaggio. La solita cronica mancanza di manutenzione, programmazione, coordinamento. La buona amministrazione si valuta anche da questo, dall’abc della vita di ogni giorno.

Questi lunghi anni caratterizzati dal cemento (adesso lo dicono davvero tutti, alcuni anni fa eravamo in meno, ma ahimè è troppo tardi) senza oltretutto interventi a servizio degli abitanti hanno aumentato il degrado di molte aree.
Almeno qualche anno fa c’era la speranza di veder aumentati i servizi, adesso le entrate degli oneri di urbanizzazione sono evaporati senza lasciare traccia di miglioramento e hanno lasciato intorno a noi piccole, medie e grandi caserme dormitorio.
In questa area, purtroppo sede alcuni mesi fa di un’incidente mortale, il traffico è altissimo, molto spesso i mezzi pesanti sono costretti a parcheggiare sulla carreggiata perché alcuni esercizi hanno poca o nessuna area di sosta a disposizione. Parte del quartiere e non solo aspettava il tanto sbandierato parcheggio scambiatore detto ‘Uba Uba’ e invece nulla o meglio, il caos, un’aria irrespirabile e un rumore assordante.

Nero bitume su bianco marmo e grigia pietra

Ebbi modo di lamentarmi perché in una centrale strada del centro storico alcuni mesi fa al posto di una nuova lastra di pietra era stato colato del nero bitume.
Sciocchezze di fronte alle colatine di piazza San Michele in Foro! E certo, stiamo a guardare queste pagliuzze di fronte alle travi che quotidianamente il mondo è costretto a subire, dirà qualcuno. Un po’ come per l’erba di campo più famosa in questi ultimi anni, quella del campo ex-Balilla. Sì, stiamo a guardare e a lamentarci e un po’ anche ad irritarsi di fronte o oscenità simili in ambito di arredo urbano.
Possibile trattare la piazza San Michele come una qualsiasi strada di periferia?
Il problema della pavimentazione, del suo degrado, accentuato anche dal continuo montaggio e smontaggio dei banchi dei vari mercatini si protrae da anni. Da anni varie proposte da più fronti si sono alternate, da anni pero ai discorsi, ai dibattiti non è seguita una DECISIONE adeguata all’altezza della città che abbiamo l’onore di abitare.
Che sia quella attuale la soluzione? Ma sì, bitume a go-go e chissenefrega!
A forza di rimandi siamo arrivati ad oggi: per una giusta necessità, evitare incidenti dei pedoni (ci mancherebbe) si butta nero bitume laddove gli avvallamenti sono più evidenti. Manca di stendere i panni sotto Palazzo Pretorio nelle giornate di pioggia o altre stranezze. Forse, anche l’emergenza, poteva essere risolta in modo più dignitoso, più rispettoso verso la città, o no?

Via Teresa Bandettini è pericolosa

Via Teresa Bandettini (poetessa lucchese), a pochi metri dal centro storico, una strada frequentatissima. Tir, autoarticolati, pullman, auto, moto, biciclette, pedoni… Oltretutto in una traversa, in via Francesconi al numero 20, si trova la succursale dell’Istituto professionale  Sandro Pertini di via Cavour cosicché molti ragazzi, loro malgrado, si trovano, a passare da qui.
Una strada di quartiere che è divenuta una delle maggiori arterie di traffico est-ovest della città. In alcuni tratti, soprattutto nei pressi dell’incrocio con il viale San Concordio, è così stretta che se per caso una bici si trova a transitare verso il viale Europa le auto sono costrette ad incolonnarsi dietro creando a situazione di pericolo.
Una strada con alcuni tratti di marciapiede distrutti e pericolosi, con altri tratti addirittura senza marciapiede. Spesso poi le auto parcheggiano su quei pochi marciapiedi che ci sono cosicché i pedoni devono occupare completamente la carreggiata… Di piste ciclabili neanche a parlarne… Insomma, le strade pericolose della nostra città sono, purtroppo, ancora molte.

La via, insieme ad altre strade del quartiere, doveva essere oggetto di una riqualificazione più volte annuciata, ma, appunto, al momento, dopo 3 anni, ancora soltanto annunciata. Del resto se pensiamo che, a pochi metri da lì, il seminuovo sottopasso, è totalmente inaccessibile per i disabili, ma anche da tanti anziani, facciamo presto a misurare la sensibilità di chi tenta di amministrare la città.
E poi facciamo tanti proclami sulle barriere architettoniche: questo è una barriera architettonica per eccellenza, ma la cosa grave è che è stata costruita pochi anni fa (non è un manufatto medievale!) senza recepire nessun tipo di suggerimento di buon senso che veniva dai cittadini. Un’opera insomma che ha letteralmente creato ua cesura verso il centro storico per moltissimi cittadini.
Tante, troppe volte sono stati chiesti piccoli accorgimenti per cercare di migliorare la percorribilità del tratto: corrimano soprattutto dove ci sono le scalette, discesine di collegamento tra stada e marciapiede per carrozzine o passeggini… ma per il momento ancora nulla. Poche centinaia di metri verso est e troviamo l’altro varco al cenro storico dal quartiere: la passerella di piazzetta V. Civitali… quella sì che è tenuta bene! A ridosso di Porta San Pietro un’altra barrierona in ghisa (la ghisa lavorata un giorno nelle Officine Lenzi lì a pochi metri) lasciata completamente all’incuria del tempo, così come il ‘Cavallo’, monumeto ai Caduti per la patria, del 1930-31 di Alfredo Angeloni…”.

Come quando fuori piove

Niente di nuovo sotto il sole, anzi, sotto la pioggia: a Lucca anche dopo una normale giornata di pioggia primaverile, e non solo dopo i nubifragi, le strade, tutte, si trasformano in torrenti. Veri e propri laghi si addensano soprattutto ai bordi delle strade, cosicché diventa impossibile camminare sui marciapiedi senza essere completamente ammollati. Ma anche le stesse auto talvolta hanno problemi di aquaplaning.

Questo fenomeno negli ultimi anni è assai peggiorato: eccessiva cementificazione e pressoché totale mancanza di manutenzione e pulizia, le caditoie non sono pulite e l’acqua ristagna per molto tempo anche dopo il cessare della pioggia. Tutto questo nonostante gli annunci ed i proclami di qualche  assessore balzellante tra una delega e l’altra. Insomma, potremmo mai arrivare ad una situazione di normalità tramite reali risorse stanziate e un serio lavoro di programmazione? Viste le esigue risorse  destinate alla cura e alla sicurezza delle strade, purtroppo, ne dubito. Sempre però disposta a ricredermi.

La Commissione Lavori pubblici

La relazione sul piano triennale ai lavori pubblici era all’ordine del giorno della Commissione Lavori pubblici odierna alla presenza dell’assessore Chiari e del dirigente del settore dipartimentale 5 (o sostituti).
Per l’ennesima volta però il sindaco Favilla “riprilla” le deleghe, evidentemente non riesce a trovare la quadratura (ricordiamo al sindaco che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia) e quindi l’assessore Chiari da stamani non ha più la competenza che fino a ieri aveva cosicché non può partecipare alla seduta.
Un cambio di referente-interlocutore continuo che certo non aiuta a lavorare nemmeno decentemente.
Ȉ evidente, oramai da troppo tempo, che nella maggioranza ci sono enormi problemi di comunicabilità , o forse, verrebbe da dire, reciproca stima, ma parlano tra di loro? Esiste una linea politica della maggioranza Favilla che va oltre le singole persone? Ci viene il timore che per l’ennesima volta cambiando le persone si riparta da zero ed il lavoro fatto fino ad oggi sia lavoro perso. Ci chiediamo: se Chiari non può partecipare perché almeno la parte tecnica non partecipa alla Commissione? Forse la Commissione è pura parvenza, semplice formalità ? Commissione come luogo di appoggio per soddisfare qualche piccolo appetito di qualche “piccolo” politico? Insomma, la Commissione non ha l’autorevolezza necessaria. Il gruppo dell’Ulivo-Pd ha sempre dimostrato di collaborare attivamente e vorrebbe continuare a farlo, ma non siamo messi nella possibilità  di farlo, siamo a metà  marzo ed il bilancio doveva essere stato presentato già  da molto tempo. Vogliamo concretezza e non solo sterile polemica. Il responsabile del procedimento cambia ad ogni cambio di luna e la città  langue. Fumo, fumo e ancora fumo.

Lavori di sistemazione idraulica del Canale Piscilla

LAVORI DI SISTEMAZIONE IDRAULICA DEL CANALE PISCILLA

Alcuni cittadini mi hanno segnalato che in via di Ronco a San Concordio il cantiere relativo alla costruzione di alcune casse di espansione è fermo da molti mesi. Gli stessi abitanti della zona esprimono preoccupazione per il degrado cui versa l’area invasa da grandi quantità di acqua e quindi di insetti e ratti.  Nel cartello posto a filo strada si legge: nell’intestazione –> “Lucca Holding  Progetti Speciali  e Risorse srl – Lavori di: Contratto di Quartiere: Sistemazione idraulica del canale Piscilla nel tratto a valle delle Mura di Lucca fino allo sbocco in Ozzeri”; i professionisti incaricati –> il responsabile unico del procedimento l’architetto Maurizio Tani, la progettazione il coordinamento e la direzione dei lavori l’ingegner Renzo Bessi; l’impresa esecutrice –> A&G Costruzioni srl  di san Giorgio Morgeto (RC); importo del contratto –> Euro 680.173,24 data consegna lavori –> 25 novembre 2008; durata lavori –>250 giorni; data ultimazione lavori –>9 ottobre 2009. Sono a chiedere lo stato di avanzamento dell’opera, visto che la data di consegna indicata nel cartello è superata da molto tempo e i motivi per cui i lavori non sono stati ancora portati a termine.


Il delirio dell’urbanistica lucchese

Dopo quasi quattro anni e circa 160 sedute di commissioni ci fermiamo per una riflessione.

Come è possibile che l’Urbanistica lucchese sia arrivata al degrado in cui si trova? Una tracimazione senza controllo, nonostante che all’indomani della sua elezione il Sindaco e molti esponenti della sua maggioranza, indossando i panni di paladini difensori del territorio e dell’ambiente, iniziarono a tuonare contro la “cementificazione”, contro un Regolamento urbanistico-immobiliare che in pochi anni aveva consumato la maggior parte del suolo a disposizione. Tutto questo inoltre senza che alla massiccia edificazione facesse seguito il corrispondente adeguamento infrastrutturale (standard urbanistici).

Per cercare di limitare i danni (anche se purtroppo i buoi erano già assai lontani dalla stalla) venne comunque intrapreso un iter dall’amministrazione Favilla: elaborare una Variante…

E dopo quasi quattro anni siamo ancora lì: un susseguirsi di Variantone e Variantine elaborate e mai portate in Consiglio, il riconoscimento dello sforamento dei limiti di edificabilità nelle UTOE, l’ammissione che davvero il Piano Strutturale ed il Regolamento Urbanistico non erano allineati e quindi le Relazioni di Monitoraggio, le Valutazioni Ambientali Strategiche e le Valutazioni d’Impatto Ambientale prima obbligatorie e poi non più indispensabili, consulenti esterni che elaborano ulteriori Varianti insieme a dispendiose perizie legali; un susseguirsi di vicende: documenti da approvare in tutta fretta seguiti da periodi di calma piatta, accelerate e brusche frenate.

Finalmente la scorsa primavera ricompare la Variante (versione primavera-estate) che sembrava dovesse essere adottata improrogabilmente prima della pausa estiva, poi un preoccupante silenzio interrotto solo dal lungo diverbio estivo interno alla maggioranza e poi, pochi giorni prima di Natale l’ultima versione (autunno-inverno) adottata nelle prime ore del 18 gennaio 2011…

Tra un atto e l’altro la condizione dell’Urbanistica lucchese si è ulteriormente aggravata: il tempo e le risorse invece di servire per l’elaborazione della nuova strumentazione urbanistica concertata con la città sono state impiegate per arrivare a quest’ultima versione che, tra l’altro, ingarbuglia ulteriormente le norme e soprattutto limita il recupero del patrimonio edilizio esistente a vantaggio di pochi impattanti interventi.

Dall’inizio della legislatura abbiamo dimostrato responsabilità e collaborazione su tutti i passaggi (abbiamo presentato circa duecento emendamenti alle varie pratiche che sono state presentate in commissione, per cercare di ridare ai tanti ciò che invece è stato destinato a pochi); dall’elaborazione della prima, fino alla penultima e poi all’ultima Variante abbiamo cercato di dare il nostro contributo attivamente, per quello che era nelle nostre possibilità e capacità, nell’interesse comune dei cittadini, per cercare di migliorare quelli che sono gli strumenti applicativi di governo del territorio. Purtroppo però, dopo oltre tre anni, siamo ancora a discutere sulle stesse cose. Ci ritroviamo una città ulteriormente satura di metri cubi di cemento e ancora priva di quei servizi essenziali di cui abbisogna.

L’urbanistica lucchese è stata, purtroppo, anche sotto i riflettori della cronaca nazionale, per un’evidente mal gestione della materia, per un palese mal governo che ha portato al collasso degli strumenti di pianificazione territoriale della città.

Le commissioni consiliari, secondo l’articolo 42 dello Statuto del Comune, dovrebbero “vigilare” le attività dell’ente; purtroppo però, soprattutto nell’ultimo passaggio della Variante, i commissari non sono stati messi in grado di poter svolgere il proprio ruolo così come si dovrebbe, per poter valutare in scienza e coscienza un argomento complesso ed elaborato: questo non solo perché il materiale fornito è stato consegnato poche ore prima dell’inizio del dibattito consiliare, non solo per la scarsità di tempo a disposizione, ma soprattutto per la qualità degli elaborati, che persino in una delle ultime sedute della commissione constatammo non essere conformi al documento posseduto dai tecnici.

Più volte abbiamo avuto la sensazione che le sedute della Commissione fossero un puro atto formale, come se le decisioni fossero prese altrove. Più volte la dignità del nostro ruolo, di Commissari e Consiglieri, è stata calpestata in questi anni dalla maggioranza e dall’Amministrazione.

Nonostante tutto abbiamo presentato una trentina di emendamenti per noi fondamentali, perché comunque vogliamo che sia il senso di responsabilità e serietà a prevalere sugli sterili tatticismi e soprattutto per cercare di riequilibrare a vantaggio di tutti i cittadini ciò che è stato dato a pochi “fortunati”.. Peccato però che il buonsenso da noi dimostrato non è stato recepito nei fatti.

Poche ore fa, con l’adozione della Variante, si è chiusa la stagione del delirio, e si è chiusa malamente.

Si dice che “presto verranno elaborati i nuovi strumenti, inaugurando un periodo nuovo”… Chi elaborerà quegli strumenti? Gli stessi che hanno generato il danno? La responsabilità non è di nessuno: siamo arrivati alla “paralisi” senza che alcuno si assumesse l’onere di dire quando e dove, cosa e chi aveva provocato il “cortocircuito”.

Ma esiste un limite? C’è forte preoccupazione da parte nostra: il timore dell’assuefazione, dell’abitudine. Non c’è memoria, coerenza, senso e valore dei ruoli. Esprimiamo con forza la nostra amarezza, il nostro dissenso con gli strumenti che la Politica ci concede.


Una nota sulle “psicopatologie” del quotidiano lucchese

Nel piano triennale di qualche anno, e si ripete ogni anno, era indicata, come opera che sarebbe stata realizzata a breve, la rotonda tra via T. Bandettini e viale Europa.

E certo l’opera sarebbe stata utile, non certo risolutiva, ma utile a migliorare lo stato di quel tratto molto pericoloso.

Ma si sa, il Piano triennale è più che altro un pro-forma perché delle tante cose indicate veramente una minima parte trovano piena realizzazione. Il più delle volte le opere rimangono caselline di Excel che si copiano e incollano da un anno all’altro.

La rotonda in questione è una di queste. Troppo spesso i marciapiedi di quell’incrocio, i segnali stradali con semaforo incluso vengono letteralmente distrutti da incidenti di auto o più spesso da camion che si immettono su via Bandettini (lato est) il cui ingresso è talmente stretto da creare pericolo anche per le auto ferme ad aspettare il verde, a cogliere l’attimo per poter passare: visto l’alto numero di autoveicoli che transitano da lì, il segnale del verde, per cercare di smaltire l’incrocio, è davvero breve e per lunghe ore del giorno via Bandettini si trasforma in un serpentone di auto e camion. Insomma, un’altra area strategica per la circolazione ad alto tasso di pericolosità per automobilisti, ciclisti e pedoni (vista anche la situazione dei marciapiedi inadeguati o inesistenti come le piste ciclabili) e ad altissimo livello di inquinamento.

Diversi mesi fa l’assessore Chiari, si diceva per cercare di migliorare la situazione, aveva annunciato una serie di interventi. I cittadini devono attendere fiduciosi?


Il “contenitore” di Lucca Comics&Games

Lucca Comics & Games è una realtà importante per la nostra città; Lucca ospita la rassegna dedicata al fumetto, ai giochi, all’animazione che è terza nel mondo come importanza e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Ma proprio per questo, camminando in questi giorni per il centro mi chiedo se non sarebbe possibile studiare soluzioni per collocare diversamente la serie degli espositori all’interno della città, omogeneizzarli meglio col contesto.

Oltre alla collocazione poi sono i padiglioni stessi che paiono inadeguati: non esistono tensostrutture meno brutte ed invasive? Un senso di claustrofobia prende percorrendo via Veneto sotto palazzo Ducale, piazza Napoleone pare l’area di emergenza dopo un sisma; e l’ex campo Balilla? Iniziano a lavorare, e sodo, un mese prima e occorre poi un altro mese per smontare la “tendopoli”, a 10 metri dalla cortina muraria, lasciando al posto del prato un enorme distesa di fanghiglia… che per ritornare prato impiegherà molti lunghi mesi. Quella che doveva essere una soluzione provvisoria è divenuta, come spesso accade, normalità, anzi la tensostruttura di qualche anno fa era meno pesante e brutta di quella messa in piedi in questi giorni.

Siamo sicuri che non ci siano luoghi alternativi allo spalto tra il baluardo Santa Maria e San Paolino? Perché non pensare alla passeggiata delle Mura collegata tramite le discese ad altri punti strategici del centro in modo così da coinvolgere più aree della città con eventi e mostre? Più stand ma meno mastodontici e più sostenibili, più belli. Ma quando sentiamo parlare di innovazione, nuove tecnologie che cosa intendiamo?

Le presenze dell’edizione 2009 sono arrivate, nei quattro giorni, a 140.000: grandi numeri per Lucca, per la sua cronica carenza strutturale, ed infatti ogni anno non mancano problemi relativi all’organizzazione pratica: complessità per gli ospiti, difficoltà per i residenti, perché certo la gestione di una grande manifestazione di questo genere è davvero complessa. Una vetrina immensa per la nostra città, che dal 1966 è andata crescendo ogni anno, Lucca Comics&Games merita un “contenitore” estetico più adeguato.


Cantieri Europa

Alcuni giorni fa, per l’ennesima volta, abbiamo avanzato una proposta all’Amministrazione per cercare di migliorare la condizione difficile cui versa la rotonda di viale Europa. Creare una corsia preferenziale per chi proviene da via Nieri per far sì che chi si dirige verso il cavalcaferrovia non sia costretto ad entrare nel rondò. Questo anche alla luce del nuovo cantiere aperto qualche mese fa che ha visto demolire un vecchio edificio e ne vedrà sorgere un altro con destinazione commerciale e direzionale. Per tutta risposta il Comune ha autorizzato l’apertura di un varco nella recinzione del cantiere per l’uscita dei mezzi pesanti che si trovano così ad occupare l’unica corsia di marcia e anche la corsia di marcia opposta. In sostanza un enorme pericolo per gli utenti della strada. Chiediamo maggiore oculatezza prima di rilasciare autorizzazioni che rischiano di generare gravi incidenti e di provvedere quanto prima a trovare una soluzione sicura per i cittadini.

Rotonda sul mare

Con l’arrivo di settembre il traffico della nostra città, soprattutto nelle aree critiche, è destinato ad aumentare e quindi a creare disagi per tutti i cittadini. Vedremo, per esempio, se le modifiche apportate alla circolazione nella zona di Sant’Anna durante l’estate contribuiranno a migliorare la circolazione oppure se gli uffici tecnici saranno costretti a produrre ulteriori cambiamenti.

Una delle zone più complesse è certo la rotonda di viale Europa che per mesi e mesi è stata in fase di osservazione, di studio e di analisi. Purtroppo però quando vengono a mancare gli spazi e il numero dei veicoli supera i limiti anche le “magiche” rotonde non riescono a risolvere completamente il problema.

A tale proposito ci permettiamo, in tutta umiltà, di avallare un’idea che sta prendendo corpo. Se, nell’incrocio in esame (viale Europa, viale Carducci e viale Nieri) si potessero creare delle corsie preferenziali di scorrimento per coloro che non necessitano di entrare nel rondò (vedi corsia per chi da viale Europa si immette in viale Carducci), la rotatoria si troverebbe notevolmente alleggerita visto che sono i tagli di corsia a creare il maggior numero di disagi. Un esempio su tutti è costituito dal terreno localizzato tra via Nieri e viale Europa dove si trova un grosso edifico assai vetusto che verrà demolito per costruire un nuovo fabbricato ad uso commerciale e direzionale. Spostando verso sud la nuova costruzione ed espropriando una striscia di quel terreno potrebbe essere recuperata una corsia che permetterebbe a coloro che da via Nieri si immettono sul viale Europa (direzione autostrada) di non occupare la rotatoria. Nella parte est della rotonda, ossia verso lo spalto delle Mura, il vincolo posto dalla Soprintendenza, non ha reso possibile inglobare ulteriore spazio, ma allora perché non eliminare la gobba e, sottraendo qualche decina di centimetri al marciapiede (pensiamo che a ciò la Soprintendenza non si opponga,) realizzare una corsia preferenziale anche su quel lato? Naturalmente se non verrà fatta la rotatoria di fronte a porta Sant’Anna le code intaseranno anche la rotatoria di viale Europa.

Forza cosa?

Su “Il Tirreno di oggi (22 settembre) leggo un accorato appello al Sindaco e alla Giunta affinché finalmente facciano quello che la città si aspetta: amministrino, decidano, cerchino una volta per tutta la cura per questa “paresi” che da mesi ha colpito la città e lo facciano mettendo l’anticorpo del Consiglio comunale e quindi delle commissioni consiliari al centro del dibattito e delle scelte.

E giù un elenco di tante questioni, di temi, di valutazioni che Lucca dovrebbe affrontare, che dico deve affrontare!

Dall’annosa questione della casa natale del Maestro, al problema mense scolastiche e all’esagerato aumento dei costi dei buoni mensa, dalla lunga querelle della squadra della città e della necessità di uno stadio e “annessi” per poterla mantenere, alla viabilità, le partecipate, il Carmine e via con tutta una pletora di questioni annesse.

Ma chi è che scrive questo sentito e condivisibile appello che sembrerebbe scaturito da un vivace oppositore di questa amministrazione. Macché l’autore è Forza Lucca!

Il neo gruppo scaturito questa estate da un costolone del Pdl. Ora, noi anche se per lo più dilettanti della politica, rimaniamo un po’ perplessi. L’accorato appello è una sorta di ultimatum al Sindaco e alla sua Giunta? Che cosa ancora dobbiamo aspettare?

Forza Lucca ha il vigore necessario per cambiare questo stato di cose, quanto meno i numeri: vogliono voltare pagina? Lo facciano! Sono loro, fino a prova contraria, che fanno parte della maggioranza.

Da consigliere di opposizione-minoranza non posso non rispondere ad un appello del genere. Ma i “forzalucchini” concorderanno che alle parole devono seguire gli atti concreti. O trovano una soluzione, risolvendo i loro conflitti interni, o menare il can per l’aia è deleterio soprattutto per la città e davvero ci siamo stancati.

L’opposizione non è certo affezionata a questa amministrazione e non si è mai sognata di porgerle una qualsiasi stampella; sciocchezze di fine estate! Anzi non vede l’ora di cambiare registro.

Lo stadio Porta Elisa per questa amministrazione non VA(S)!

Nella palude in cui questa amministrazione rischia di far affondare la città anche la questione Stadio sta diventando un romanzo di appendice.

Si parla della riqualificazione del Porta Elisa già da parecchi mesi, ma anche se il Consiglio Comunale dovesse approvare la variante urbanistica, richiesta da Giuliani e Valentini, necessaria all’esecuzione del Piano, essa non potrebbe venire alla luce immune da vizi, avendo la Giunta eluso il procedimento di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) senza essersi procurata – come prescritto – le competenze tecniche necessarie a riguardo.

Infatti la Delibera della GM n. 313 del 22 Giugno 2010 ha escluso dal procedimento di VAS il Piano di valorizzazione e recupero funzionale dello Stadio Porta Elisa.

Nel testo del provvedimento si legge che la Giunta ha assunto questa decisione dando atto che “nonsono pervenuti contributi dal Settore Tutela dell’Ambiente del Comune di Lucca, al quale il documento preliminare è stato trasmesso in qualità di soggetto di supporto tecnico dell’Autorità Competente (la Giunta appunto) per l’avvio della procedura di VAS”.

Tale supporto, come ben precisa la legge, serve a garantire alla Giunta “le necessarie competenze tecniche e a favorire un approccio integrato nelle analisi e nelle valutazioni per l’espletamento delle attività che ad essa competono in materia di VAS”.

Del resto il Consiglio Comunale di Lucca, con delibera n. 98/09, aveva già stabilito che la Giunta Municipale avrebbe assunto le prerogative di Autorità Competente in materia di VAS e si sarebbe avvalsa, “per lo svolgimento di tale funzione, del supporto tecnico istruttorio del Settore Ambiente”.

La delibera GM n. 313/10 evita completamente il Settore Tutela dell’Ambiente del Comune di Lucca e pertanto non contiene gli elementi che, sia la Legge Regionale sia il regolamento approvato dal Consiglio Comunale, definiscono necessari affinché l’atto sia stato validamente istruito e possa avere i suoi effetti.

In sostanza la delibera GM n. 313/10 potrebbe essere nulla e il Comune starebbe prendendo ancora una volta in giro i proprietari della Lucchese Libertas, i tifosi e tutti noi simpatizzanti.

Insomma: la decisione di non seguire il percorso VAS non vale se la Giunta, che non ha raccolto il parere del Settore Ambiente del Comune di Lucca, non era qualificata ad assumerla.

Furbizia procedimentale? Arroganza amministrativa? Disperazione? Stanchezza? Inadeguatezza a gestire procedimenti complessi?

Spiegatela come volete, ma quando Giuliani proclama i suoi aut-aut affermando di aver lavorato tutta l’estate sulla questione stadio, sappia che la pratica relativa alla valorizzazione del Porta Elisa, così come è stata istruita, può benissimo impantanarsi. Se dovesse succedere, sa con chi prendersela.

La forza di Lucca

Basta! Ci siamo davvero stancati. Che la maggioranza che tenta di governare Lucca trovi prestissimo una quadra o prendano finalmente atto che anche questa volta non riescono a portare a termine l’impegno preso con gli elettori nel 2007

Si sa che d’estate, spesso, i dibattiti, le polemiche sulla stampa si fanno più leggeri, ma quest’anno per tutta l’estate abbiamo assistito, da cittadini, all’uggiosa tiritera tutta interna alla maggioranza: riuscirà il governo Favilla ad andare avanti? E da lì tutta una pletora di argomenti: i 7 dissidenti del Pdl, il problema del nome dei gruppi, gli annunci di ipotetiche sfiducie a questo o a quello, ultimatum, richieste più o meno azzardate di nuove collocazioni. Tutto questo, si dice, non per una squallida questione di posti (o poltrone), non perché a qualche consigliere è stato consigliato di non candidarsi più alla Regione, tutto ciò non c’entra nulla, solo zelo verso la città, voglia di darsi da fare, di riportare il Consiglio comunale al centro delle decisioni, quelle che contano. Insomma un leitmotiv che a questo punto penso abbia stancato anche gli stessi protagonisti, perché una cosa è certa: dobbiamo dare atto che i veri protagonisti dell’estate sono stati loro, che con rinnovata vigoria (del resto nel nuovo nome c’è tutto il programma: vitalità, rinnovata freschezza) hanno trascinato sotto i riflettori gli sfibrati consiglieri rimasti del Pdl e quelli forse un po’ frustrati dell’Udc. Ai consiglieri della minoranza appena il ruolo di comparse…

Non so la corda per quanto tempo ancora verrà tirata e fin quanto resisterà. Penso comunque che sia corda molto robusta. Certo è che non possiamo non sottolineare il livello che siamo stati in grado di toccare. Soltanto pochi mesi fa, purtroppo, le colonne dei giornali sono state riempite da notizie molto più tragiche della crisi estivo-sentimentale in casa Pdl; il Natale 2009, purtroppo, per molti lucchesi rimarrà una ferita ancora aperta: l’alluvione nell’Oltreserchio è un fatto pesante, non lo dimentichiamo. La città non può permettersi un’amministrazione che non amministra. Sotto alcuni aspetti in simmetria con il governo centrale si rimandano o non si discutono scelte importanti: un esempio su tutti l’enorme bolo dell’urbanistica: indigeribile! ma intorno alle decisioni di un governo ruota il quotidiano vivere di tutti i cittadini: la scuola, il lavoro, i tanti problemi del settore sociale, la sicurezza, la viabilità, la cultura e dietro a questi una miriade di problematiche più o meno complesse che ogni giorno i vivi si trovano ad affrontare.

E allora perché continuiamo a perdere tempo ed energie in “problemi di posizionamento” che a lungo andare diventano davvero tematiche scialbe, per pochi. Perché ci troviamo a passar l’estate con dibattiti di questo genere?

La città sente forte (in modo più o meno consapevole) l’esigenza di formazione e di cultura politica, educazione che si fa con l’esperienza e con il confronto costruttivo certo, ma tramite registri chiari, lineari e non piroettando più o meno bene con il lessico della politicuzza troppo spesso autoreferenziale, vantaggiosa per pochi e sterile, inutile per i più. Così si genera l’indifferenza, il distacco. Siamo troppo spesso lontani dai problemi concreti. Occorre invece un sano e robusto senso del dovere, dell’istituzione, una condotta serena ma severa. Dobbiamo sottrarci dal luogo comune del “siamo tutti uguali” sottolineare con vigore che un altro modo è possibile. Al di là delle bandiere, voglio biasimare con forza una certa cultura basata più sulle convinzioni, sulle posizioni ideologiche, che sulle conoscenze ovvero su programmi contingenti precisi da realizzare, esito di studi ed analisi dei problemi concreti e sulla reale possibilità di risoluzione. Al 2010 occorre un cambio di passo, una svolta… Lucca ha energie nuove (non penso solo all’età anagrafica), creative, di spessore ma perché dovrebbero impelagarsi nella palude della politica locale? Una nuova passione, un nuovo interesse, un nuovo amore per la nostra città deve risvegliarsi, o meglio, farsi vivo, uscire allo scoperto. È necessario, impellente! Consapevoli certo dei propri limiti e convinti dell’importanza e della bellezza dell’essere nella politica, ma non della politica e ritornando ad una forte dignità, al desiderio di bene comune. “Coraggiosi e fiduciosi, vivendo il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà”. Io, sulla soglia dei 40, voglio crederci.

Il mistero di Palazzo Parensi

Chi si trovasse a percorrere via Santa Giustina nelle ore notturne potrebbe frequentemente notare una forte luce proveniente dai finestroni di palazzo Parensi scagliarsi raggiante sulla semideserta via.

Sfavillanti grandi lampadari di Murano fanno capolino dalle enormi aperture aggettanti sulla strada come se una grande festa si stesse svolgendo all’interno…

Qualcosa di nuovo sta avvenendo in città?

Immagino già le scrivanie accatastate ai lati delle stanze e tante coppie danzanti, le riverenze, i piccoli passi, un quarto di giro e via… al suon di minuetto del Boccherini (ovviamente)… come per magia una città quietamente vivace sta riaffiorando?

Oppure, stai a vedere che qualcuno è sì zelante da lavorare fino a tardi perché invaso dalla frenesia, dal ritmo, dalla smania di fare, di decidere, di concludere e risolvere che, come per incanto, ha contagiato in un botto l’amministrazione favillense?

… macché, niente, il silenzio assoluto. Illusione doppia. La luce a giorno non corrisponde a nessun rumore festaiolo o lavorativo che sia, anzi, con un po’ di attenzione ti accorgi che dentro a quelle stanze nemmeno un folletto, forse qualche gatto; sì, i famosi gatti di palazzo Parensi (un po’ come quelli del Colosseo)…

Stanzoni vuoti, ma illuminati a giorno.

Ed allora tutte quelle luci?

Una dimenticanza?

E quando la dimenticanza capita di venerdì, luci accese a gogò fino a lunedì?

E poi aderiamo a campagne del tipo “M’illumino di meno”?

Non riesco a credere che si possano dimenticare così spesso le luci accese in così tante stanze: edilizia pubblica, scolastica, sportiva, espropri, fossi e canali, sicurezza e prevenzione, sport, strade, traffico e segnaletica ed infine illuminazione pubblica… Un motivo ci deve pur essere, forse un mistero?

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Nota su Puccini

I suggerimenti di Gabriella Battaini Dragoni, direttore del settore cultura del Consiglio d’Europa, di attivare la procedura per ottenere il marchio europeo a tutela della casa di Puccini sono da prendere al volo così come anche la proposta di creare un itinerario musicale dedicato a Puccini.

Non è pensabile che la casa del Maestro, uno dei compositori più eseguiti nel mondo, sia da anni non visitabile. È una situazione troppo assurda a cui stentano a credere soprattutto le persone che non vivono a Lucca. Noi lucchesi purtroppo siamo a rischio assuefazione…

La nostra amministrazione, se non lo ha già fatto, deve attivarsi seriamente in questa direzione.

Ricordate molti anni fa l’occasione persa, ed irripetibile, del Festival dei due mondi?

Avanti!

Il piano-piano triennale

Che fatica imbastire ogni anno un Piano Triennale delle Opere Pubbliche senza avere in mente nemmeno una bozza scolorita di progetto di città.

Anche quest’anno, dopo una lunga sfacchinata, il Piano è stato approvato. Ma che cos’è questo documento se non una noiosa elencazione, per lo più casuale, di opere troppo spesso incongruenti tra loro, progetti che da anni, ogni anno, si ripetono monotoni e isolati alcuni dei quali “ammuffiti”, invecchiati. Insomma, un Piano Triennale tristemente redatto perché obbligati per legge a farlo e non la spina dorsale di un disegno strutturato di città nato da un’idea di sviluppo di essa, meditato, condiviso e quindi composto da interventi organici, realmente fattibili, a tratti forse più modesti, ma progetti realistici e non meri annunci, promesse o Planetari nel deserto non finiti, Passerelle sul Serchio, Poli fiera per chissà quali fiere… solo per fare alcuni esempi.

Inoltre la fretta con la quale è stato redatto il Piano è dimostrata dal fatto che ad un certo punto di esso si parla di “settimo trimestre” come indicazione di inizio lavori! Certo, un errore, una svista lieve, ma rivelatrice di una certa urgenza. Perché è l’urgenza, la fretta o l’emergenza la primaria caratteristica di questa Amministrazione. E non certo perché troppo intenti a “fare” “progettare” “inventare” “risolvere”; senz’altro non perché si fanno troppe cose ma, purtroppo, per pura, semplice, banale mancanza di programmazione. Talvolta finanche mancanza di comunicazione tra loro come nel caso della Vecchia Guardia:  da una parte l’amministrazione vorrebbe vendere, dall’altra ristrutturare!

I consiglieri comunali hanno avuto a disposizione il materiale (un bel malloppo!) relativo al Bilancio pochissime ore prima del Consiglio, per non parlare delle Circoscrizioni: qualcuno è andato a relazionare il Piano negli organismi decentrati? Macché! Tempo perso! Delle parola Circoscrizioni ci riempiamo la bocca soltanto nelle campagne elettorali.

Sconcerta anche il criterio nell’interpretare ciò che dovrebbe essere prioritario, un esempio su tutti: via del Caporale a Sant’Alessio, una via vicinale privata e sterrata ascesa da poco al rango di strada comunale (con quale criterio?). Senza nulla togliere a questa strada non sarebbe forse utile ai più asfaltare le strade più transitate, fare o ri-fare marciapiedi, mettere in sicurezza i luoghi di pericolo? Per sana legge di buon senso!

E il parcheggio scambiatore dei viale Europa dov’è finito? Non lo dovevano realizzare i privati? Forse abbiamo perso qualche treno come le famose fideiussioni della società che doveva fare la suburbana che dal Brennero arrivava fino al Carrefour?

Dei 160 interventi elencati nel Piano soltanto 4 (e quindi meno del 3%) sono nella fase di  progetto esecutivo e soltanto 20 in quella di progetto definitivo; di questi, 11 si riferiscono al PIUSS, cosicché ad essere ottimisti solo meno del 10 % delle opere saranno realizzate nel 2010. I mutui inoltre, per circa 16 milioni, verranno accesi solo per il PIUSS; e per le altre opere? Nel corrente anno non sono stati chiesti i mutui preventivati per le scuole e si trattava solo di 1,6 milioni…

Insomma, nell’ultimo decennio il centro-destra che ha tentato di amministrare la città regalandoci pure mesi e mesi di commissariamento che cosa ha lasciato di realmente utile e risolutivo degli annosi problemi lucchesi oltre a quintali di cemento colato a caso ovunque? Diminuiscono le spese per i servizi, per la scuola, per il sociale e aumentano numerose tariffe… in cambio di cosa? Siamo rimasti talmente indietro che se per un caso fortuito un camion si ferma sull’unico ponte che collega la città alla zona nord (come è successo negli ultimi giorni, ma questo vale anche per la zona sud) tutta la città va in tilt, in blocco, si paralizza… in una parola: il caos!

Il ballo della mattonella

Voglio sperare che sia una soluzione momentanea, una toppa in asfalto nero messa lì per poche ore e per motivi di sicurezza… per forza deve essere così!

Se non fosse così saremmo di fronte ad un caso di “oltraggio al pudore d’arredo urbano”.

Una macchia nera sul selciato di pietra in via Veneto.

La nostra bella Lucca, o meglio chi tenta di amministrarla, troppo spesso ci ha regalato e ci regala sorprese di questo tipo. Certamente, di fronte a scempi ben più gravi, una mattonella in pietra sostituita da una nera colatina di miscela catramosa sembrerebbe cosa poco grave, Ma è proprio qui il punto. È gravissimo!

È sempre lo stesso ragionamento, l’identico approccio: la sciatteria, la superficialità, il non programmato, lo stato di emergenza, il cattivo gusto.

Perché? Lucca, un gioiello da “trattare” con guanti di velluto è invece troppe volte maltrattata con la carta abrasiva …e a grana grossa!

Pensiamo ai turisti, ma pensiamo anche a noi stessi. Più rispetto per noi stessi!

Per fare solo un esempio: cosa è via Vittorio Veneto? La strada è perennemente occupata da camion, camioncini, auto… Tra grupponi di turisti, biciclette, cittadini per i fatti loro la navetta (è giusto che passi da qui?) spesso trova difficoltà a passare. Avranno tutti il permesso, non lo metto in dubbio, ma è sempre così da un mese all’altro!… tra poco poi rispunterà il cubetto simil cartone del Summer Festival? Che non rende giustizia né all’evento né a chi deve star nel gabbiotto a lavorare. Insomma spero domani di rivedere la mattonella in pietra al suo posto.

Lucca e il “che fine ha fatto”

Che fine ha fatto la Commissione urbanistica?

Non che la città ne senta la mancanza, visto che poi, nonostante le tante ore di riunione fatte, di concretezza, almeno apparente, ne abbiamo vista poca.

Fino a qualche mese fa si riuniva anche due volte alla settimana… c’era la Variante (sia la prima versione rimasta in un cassetto, sia la seconda frutto di decine e decine di incontri e rimasta anche quella lettera morta), c’era chi si ostinava a ribadire che i conti tornavano, che lo sforamento delle UTOE era allucinazione di qualche uggioso consigliere, che gli strumenti urbanistici erano perfettamente concomitanti, c’erano la miriade di Piani attuativi da approvare velocemente e poi… tutto in una bolla di sapone, la Commissione non si riunisce più e la delirante politica urbanistica lucchese ha preso altre strade con la relazione di monitoraggio dei tecnici con la quale si cercherà di tornare ad uno stato di illibatezza per poter ricominciare sul pulito e… “chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto, scordiamoci il passato…” Lucca è anche questo.

Che fine hanno fatto i più volte annunciati parcheggi cosiddetti scambiatori (che non sono un ritrovo per coppie annoiate, ma utili luoghi dove poter lasciare l’auto e procedere verso il centro-città in bici, in navetta, a piedi…) nei pressi della città? La cui mancanza fa divenire tutte le strade di quartiere un fiume di colorate lamiere: parcheggi abusivi di auto posteggiate ovunque da mattina a sera che spesso vanno ostruendo pure gli ingressi alle abitazioni , occupando incroci, marciapiedi laddove presenti, insomma deregulation totale. Un esempio su tutti, perché da anni se ne parla, il parcheggio scambiatore nei pressi dell’ingresso dell’autostrada A11 legato a doppio filo con il progetto dell’ex-Uba Uba. Tale progetto, divenuto Centro direzionale J. M. Escrivá, da tanti mesi è stato esaminato e votato in Commissione urbanistica, ma… che fine ha fatto? Perché i lavori non iniziano? Ci sono problemi di qualche tipo? Forse il progetto è troppo imponente in tempo di crisi? Rendiamolo sostenibile!

Che fine ha fatto il piano Lenzi , gettonatissimo negli ultimi anni sulle colonne della stampa locale, che a seguito di un ormai lontano Consiglio comunale (era Fazzi) sembrava dovesse partire l’indomani, chi ne ha sentito parlare? O meglio, non solo parlare? Con l’assurda trovata del doppio senso alternato (non ci credeva nemmeno chi la propose, ma così è) sotto la vetusta e pericolosa passerella tra via Cavour e via V. Civitali sembrava che il gioco fosse fatto, risolti i problemi della viabilità di accesso all’area acuiti con la testarda chiusura di viale San Concordio ed invece i 90mila metri cubi sono ancora lì che aspettano. Perché i lavori non iniziano? Ci sono altri problemi di qualche tipo? Forse il progetto è troppo imponente in tempo di crisi? Rendiamolo sostenibile!

Soltanto il famigerato “steccone” dell’area Gesam sembra procedere nonostante tutto: petizioni cittadine con migliaia di firme, promesse di ridimensionamento disattese, ritrovamenti archeologici , buon senso.

Che fine ha fatto il progetto di un auditorium degno del terzo millennio, per una città che volesse davvero fare un salto di qualità reale in ambito artistico culturale e non solo? Visto che avremmo la fortuna di essere terra che ha dato i natali a più di un illustre musicista. Fortuna non adeguatamente valorizzata… e la casa natale di Puccini rimane chiusa.

Che fine ha fatto… potrebbe continuare. Adesso tocca a voi!

Insomma un’Amministrazione tanto brava ad annunciare quanto poco capace a concretizzare, o capace solo a concretizzare progetti (almeno per il momento) fallimentari : un esempio su tutti il Polo Fiere a Sorbano, o forse è la mia ottusità ad oscurarmi la visione di un futuro brillante per quel luogo al momento così oneroso in termini di risorse umane ed economiche.

Uno slancio di fantasia, creatività, di voglia di guardarsi attorno oltre il tracciato delle Tagliate è possibile? Forse vogliamo rimanere la città del “che barba che noia”!

Specola di Lucca o speculazione?

Sulla via del Brennero, all’altezza del  civico 773, ci imbattiamo in un bel cartello che magnifica le imprese del Comune di Lucca dell’epoca Fazzi, la cui firma compare sotto lo slogan “Lucca in cantiere una città che cresce”, poi un disegno di quello che doveva essere il Planetario di Lucca. Data consegna lavori 15 novembre 2005.  Importo complessivo del progetto Euro 892.000.

Che Lucca dovesse avere un Planetario, in località Salicchi in luogo di un vecchio magazzino di proprietà comunale, lo stabilì la delibera della Giunta Municipale n. 262 del  30 settembre  2005 con la quale si approvava il progetto definitivo ed esecutivo. Nel documento leggiamo inoltre che il progetto,  predisposto dal Settore Dipartimentale “Opere pubbliche”,  venne approvato da tutti gli enti competenti nella Conferenza dei Servizi organizzata dal Ministero dell’Ambiente in data 23 maggio 2005. Il quadro tecnico economico  dell’intervento è suddiviso in molte voci per un totale di 1,5 milioni di Euro, quindi sul cartello informativo veniva riportata una sola parte del costo dell’opera.

I lavori furono iniziati: in epoca fazziana (nel bene o nel male) si decideva, ma ad un certo punto però l’incanto finì ed il planetario non venne mai inaugurato.

Del resto non è la prima volta che Lucca cerca di avere un osservatorio astronomico: con tutte le differenze del caso, fu la duchessa Maria Luisa di Borbone a commissionare al Nottolini la progettazione de la Specola sulle colline di San Pancrazio come osservatorio del Reale Liceo di Lucca con la consulenza dell’astronomo Francesco Saverio de Zach. Indubbiamente un progetto in grande per il Ducato di Lucca. Purtroppo però, anche in quella occasione l’idea non arrivò a compimento…  ma di quel progetto non finito rimase a Lucca un’interessante edificio neoclassico. A noi lucchesi del terzo millennio invece cosa rimane del planetario?

Non voglio entrare nel merito se Lucca avesse o meno necessità di una struttura di questo tipo, certo un luogo affascinante, magico; diverse città hanno un planetario (Milano, Roma, Firenze) con annesso, spesso, un museo astronomico, uno spazio per le visite scolastiche…  Sono scelte di indirizzo politico, di visione d’insieme, di idea di città che certo possono essere sostenute, ma quando le fondamentali  (i servizi primari) sono soddisfatte!

La duchessa  Maria Luisa oltre alla Specola aveva pensato ad opere certo più importanti per i suoi sudditi, un esempio su tutti  il dotare  l’interno delle Mura di acqua potabile di buona qualità.

Durante il fazziano “Rinascimento” di Lucca invece,  si investì in opere essenziali-fondamentali per la qualità della vita del Comune, come  ad esempio il sistema fognario?  E la rete idrica?

Tornando ai giorni nostri, nella Lucca “Favillense”, ci chiediamo: cosa ne sarà della struttura di planetario già a buon punto di costruzione, non finita e presente ogni anno nel Piano triennale?

Per terminarla è probabile che occorra ancora un altro milione e mezzo di euro, oltre a quelli che sarebbero i costi di gestione.

Ma certo aver speso un’ingente somma per dotare la città di un’ inutile “cattedrale”, non tanto nel deserto ma per di più sull’argine del  fiume Serchio, non ha certo contribuito ad arricchire la nostra città.

Il parallelismo con la Lucca ducale potrebbe anche continuare visto che,  il presidente del consiglio dei ministri, il buon Ascanio Mansi , chiede lumi a Carlo Ludovico di Borbone riguardo all’osservatorio scrivendo:  “senza che l’opera sua serva nella ben minima parte al pubblico bene”.

Planetario

AAA creatività e idee cercasi

Anche l’edizione Lucca Comics & Games 2010 è stata un successo. Il numero dei visitatori continua ad aumentare di anno in anno tanto da essere arrivato a 135 mila nei quattro giorni della manifestazione. Un bel successo per la nostra città che ci rende tutti, più o meno, contenti ed orgogliosi. Alcune settimane prima dell’inizio della manifestazione, vedendo i luoghi della città disseminati di padiglioni claustrofobici mi ero chiesta, da persona non erudita in stand da fiera, se non fosse stato possibile trovare soluzioni alternative, meno invasive, più adeguate alla tipologia di città e soprattutto all’altezza della manifestazione. Mi chiedevo inoltre, sollecitata anche da molti cittadini, se fosse sano continuare ad usare lo spalto delle Mura (area ex-campo Balilla), a 10 metri dalla cortina muraria, come location per la manifestazione visto che per montare l’enorme struttura viene impiegato un mese e un altro mese per smontarla lasciando al posto del prato, fruito anche da ragazzi che vanno lì a giocare, un enorme distesa di fanghiglia… che ritornerà tale solo a primavera inoltrata. Quel prato non è il giardinetto di casa mia, quel prato fa parte a tutti gli effetti di un meccanismo complesso e meraviglioso che sono le Mura di Lucca (cortina, baluardi, spalti ecc.) lì da 500 anni e non certo grazie a noi! In pratica quella che doveva essere una soluzione provvisoria (anche per la Soprintendenza) è divenuta normalità. Capisco che il luogo, a ridosso del centro storico, si presti bene ad essere usato come luogo attivo del festival, ma mi chiedo, dato anche l’enorme costo di tutto l’iter (montaggio e smontaggio della struttura, ri-sistemazione del prato) se non sia possibile trovare luoghi alternativi. Io, una soluzione preconfezionata in tasca non ce l’ho, pur avendo delle mie proposte queste potrebbero non essere idonee al tipo di manifestazione, non appartenendo alla categoria dei “tuttologi” potrei anche dire delle sciocchezze che certo si unirebbero alle altre migliaia che ogni giorno vanno ad aumentare l’entropia dell’universo, ma visto che molti sono gli amanti dei Comics e ai lucchesi non manca certo la creatività, perché non aprire un confronto sull’argomento?

Da un punto di vista economico la soluzione attuale non è la meno costosa, potremmo riuscire ad unire l’utile con il dilettevole rendendo esteticamente più bella la manifestazione e lasciando la splendida cornice dello spalto finalmente in pace. Mancano molti mesi all’edizione 2011 perché non lanciare la sfida?

Caro Quadernino…

Caro Quadernino,

Eccoci di nuovo liberi!

Però, cavolo 18 voti… peccato!

Ti eri quasi svegliato dalle tenebre, o meglio, stavi iniziando ad aprire un occhio… poi il da fare sarebbe stato ancora molto… mannaggia.

Adesso ripartiremo (ripartiranno), di nuovo, da zero, con le stesse croste e le stesse frustrazioni accumulate.

Io, nel mio piccolo, ci ho provato… 1187 persone ci hanno quasi creduto, qualcuno invece, ha avuto… cosa ha avuto, o cosa non ha avuto? Poca convinzione, paura, gelosia, poca lungimiranza, interessi personali, poche palle, indolenza, mal di pancia… nessuna fiducia in me… chissà.

Certi sì, tanta tanta ipocrisia.

Quadernino, ogni tanto cerchiamo di prenderci meno sul serio, pensiamo alla salute!

Edilizia scolastica lucchese

Nel 2007 il rapporto sulla qualità delle scuole italiane collocava Lucca agli ultimi posti tra le province del nostro Paese.
La situazione dell’edilizia scolastica lucchese è ormai da troppo tempo degradata: alcune scuole hanno avuto problemi seri di riscaldamento delle aule e carenze strutturali, con conseguente pericolo per l’incolumità degli alunni e di tutti i lavoratori nonché disagi gravi per lo svolgimento regolare delle lezioni e dei programmi di apprendimento.
Ciò è frutto di decenni di incuria e mancata attenzione da parte di una Giunta evidentemente occupata in altre questioni: non dimentico che quasi un intero consiglio comunale (che significa sempre una spesa per la collettività) è stato dedicato all’approvazione di una mozione che difendesse la presenza del crocifisso nelle aule con discussioni aspre anche sulle virgole del documento da approvare. Forse sarebbe meglio pensare a come far stare attaccato il crocifisso a pareti che minacciano di sgretolarsi!
Ho più volte segnalato il caso della scuola media “Da Vinci” di S. Concordio dove la situazione dell’edificio è da molti anni precaria: lo ritengo un esempio sintomatico dell’interesse che le ultime Amministrazioni Comunali di Lucca hanno destinato a questi problemi: fa pensare infatti il fatto che fino a qualche anno fa il dirigente scolastico della suddetta scuola sia stato anche (appena dopo il pensionamento) assessore all’istruzione (giunta Fazzi); è evidente quanto conoscesse approfonditamente i problemi strutturali della “sua” scuola, ma nessun provvedimento importante e duraturo è stato portato a termine; solo piccole riparazioni e interventi senza progettualità.
Ed è proprio la mancanza di progettualità che fa difetto alla nostra pubblica amministrazione: è un problema che riguarda anche altri settori di intervento: basti pensare all’urbanistica e alle soluzioni “toppa” che Sindaco e Giunta hanno messo in atto per correggere le irregolarità derivate da un mancato rispetto delle regole.
Anche per la Scuola, che troppo spesso il centrodestra considera (anche se non lo ammette) un carico che comporta solo spese e poco rientro in termini di consenso, il problema è stato ed è ancora l’incapacità o, peggio, la non volontà di trovare una via d’uscita definitiva per queste situazioni così gravi che fanno scivolare la nostra città in posizioni che non merita.
Chiediamo che l’Amministrazione non sia più sorda ai richiami che nell’ultimo anno gli sono stati rivolti dai dirigenti scolastici, dai genitori, dai lavoratori, dal mondo politico, dal coordinamento permanente delle istituzioni scolastiche del comune di Lucca (infanzia, primaria, secondaria di primo grado) creato nell’ottobre 2007 con speranze di dialogo brutalmente e unilateralmente interrotte.

Si accendono e si spengono le lucine di Natale

Com’era prevedibile, la decisione dell’assessore Chiari di lasciare al buio il centro storico proprio sotto Natale ha suscitato il solito vespaio di polemiche.
Tra l’altro il rimpallo di responsabilità è stato particolarmente interessante non solo perché giocato sul consueto asse Giunta vs Consiglio, ma perché questa volta ha visto pure la partecipazione straordinaria dei commercianti lucchesi in qualità di danneggiati, dei turisti in qualità di beffati e di tutti gli altri cittadini in qualità di presi in giro cronici.
Se non fosse che questo è solo l’ultimo di un lungo elenco di episodi di dilettantismo al potere, forse avrebbe anche potuto strappare un sorriso notare che alcune delle categorie sopracitate si sovrapponevano l’una all’altra in un miscuglio indistinguibile: consiglieri-commercianti che denunciano la presa in ostaggio di piazza Napoleone, assessori pronti ridiscutere gli equilibri politici della Giunta a spese del decoro della città e di tutti quei commercianti che pure hanno pagato la loro quota di contribuzione.
Il tutto, ovviamente, condito con l’assordante silenzio del Sindaco forse troppo impegnato a scervellarsi su un rimpasto di Giunta che – alla luce delle sempre più forti tensioni interne – appare più complicato del compromesso storico.
Con una battuta, si potrebbe dire che l’intermittenza delle luci in piazza Grande è simbolica perché intermittente è anche l’atteggiamento del centrodestra nell’affrontare i problemi di Lucca, perché troppo spesso dà l’impressione di navigare a vista, senza un’idea organica che vede la risoluzione dei tanti problemi di Lucca come suo obiettivo finale.
Altro che verifica di metà mandato. Le questioni di due anni e mezzo fa sono ancora tutte là, irrisolte o solo abbozzate: a che punto è la tanto promessa grande viabilità? E l’urbanistica dopo che l’incuria e l’eccessiva speculazione nel governo del territorio hanno causato oltre un anno di blocco dei permessi con un danno enorme all’economia e alle famiglie? Cosa c’è in programma sulla sanità, oltre alle solite invettive contro Firenze e alle false promesse del Sindaco sulla possibilità di spostare l’ubicazione dell’ospedale (scelta dal centro-destra)? Perché non si spendono tempo, soldi ed energie in politiche molto più importanti al fine di migliorare la qualità dell’assistenza socio-sanitaria?
Se, come appare evidente, l’agenda delle questioni serie è ancora ben lungi dall’essere attuata, mi pare davvero sconfortante assistere a bracci di ferro puerili come quello sulle luci natalizie, accese-spente-riaccese. Anche se ci siamo rassegnati all’incapacità di questa amministrazione nel dare una linea di sviluppo credibile e moderna alla nostra città, che almeno ci vengano risparmiati questi siparietti natalizi.

Cosa si nasconde dietro gli stalli blu?

Come è ormai noto, la tranquilla navigazione dell’amministrazione Favilla, finora impegnata ad evitare i problemi piuttosto che a risolverli, si è arenata in una riforma dei parcheggi che continua ad apparire ai più davvero incomprensibile.
Ad un primo sguardo, infatti, è veramente difficile capire per quale ragione la quasi totalità dell’immediata periferia sia stata invasa dagli stalli blu. Anche perché nel programma di mandato del Sindaco si faceva esplicito riferimento alla volontà di aumentare in maniera significativa il numero di parcheggi gratuiti nell’immediata prossimità delle Mura.
Oggi non solo quella promessa è sostanzialmente inattuata – cosa alla quale i cittadini sono anche abituati – ma, addirittura, si fanno scelte di senso completamente opposto.
È innegabile che la questione parcheggi, viabilità, mobilità, trasporto pubblico sia oltremodo complessa e tanto più nella nostra città dove, fino ad un certo punto, si è andati avanti senza scegliere, senza un disegno di città, poi si è costruito ovunque e solo in futuro, se sarà possibile, si penserà a tutta la serie di servizi connessi e indispensabili alla vita di ogni giorno.
Questa problematica prevede, inoltre, anche scelte impopolari: proprio per questo occorre interrogarsi sui motivi che hanno spinto il Comune a mettere a tributo una fetta così ampia di città.
È vero che, per adesso, la tariffa dei parcheggi nell’immediata periferia è ancora abbastanza bassa. Ed è pure vero che in diversi quartieri le prime ore sono gratuite, per ora. Ma forse una volta che il motore è acceso si può anche decidere in un primo momento di condurre la macchina a passo d’uomo per poi aumentare la velocità in seguito. Sappiamo, infatti che il Comune, tramite la Polis  ha in ballo molte importanti operazioni immobiliari, dallo Scalo merci allo Steccone e altre ancora. Mi chiedo se qualcuno non abbia pensato che gli oboli degli automobilisti, tramite Metro  potrebbero essere un buon modo di finanziarle. Altrimenti l’unica altra motivazione dietro una misura tanto impopolare è che il Comune spera di incassare tante multe: all’assestamento di bilancio sono risultati mancanti circa un milione di euro di multe che erano state previste. Ciò vuol dire che il Comune ha bisogno di contare su più multe per tenere il bilancio in pareggio: chissà se i cittadini  che hanno bisogno dell’auto per andare al lavoro, all’università o semplicemente a fare spese, sarebbero contenti di sapere che il loro ticket si è magicamente trasformato in una bella speculazione edilizia proprio di fronte al giardino di casa, o che la loro multa è sempre più necessaria in un bilancio che si vanta di tenere le tasse stabili.

Le ragioni di un sì

Primarie2… superato il vaglio della Direzione Territoriale e di quella Regionale annoto brevemente

“Le ragioni di un sì”

Un vortice di parole mi torna alla mente se penso ai giorni scorsi.

Non avrei immaginato di mettermi a scrivere sul perché poi, alla fine, ho dato il mio sì ad una richiesta così rilevante sul piano politico e sul piano umano. Entrare all’improvviso nel gioco delle Primarie per la nostra Regione, per il nostro Partito democratico non è uno scherzo e non è una scelta da prendere con leggerezza o indecisione.

Non avrei mai immaginato di essere nella situazione in cui sono semplicemente perché, come alcuni di voi sapranno, a quella richiesta avevo risposto negativamente. Fin dal principio.

Le ragioni erano molte. Motivazioni tutte personali unite ad alcune perplessità di carattere sostanziale.

Infatti posso dire di conoscere bene la politica del nostro comune, la respiro quotidianamente e quindi ne conosco l’habitat e il territorio (nel 2004 ritenni utile aprile un blog – Quadernino di Quartiere – per divulgare maggiormente il lavoro come consigliere e poi come vicepresidente della Circoscrizione 7 e infine come consigliere comunale, una sorta di archivio anche fotografico, una cronistoria dell’attività portata avanti in questi anni), viceversa percepisco le vicende politico-amministrative regionali come assai più distanti (talvolta pure troppo), intrise di problematiche diverse e che richiedono un ulteriore bagaglio di conoscenze.

Le motivazioni personali della mia iniziale risposta negativa a questa richiesta non penso possano interessare: gli impegni di lavoro (totalmente esterni all’attività politica e da seguire ogni giorno con cura), la famiglia, il tempo che non basta mai e che mai impareremo a domare, imperterrito e lui sì davvero democratico…

E, soprattutto, il fatto che partecipare alle Primarie regionali del Pd non era davvero nei miei progetti, nelle mie aspettative, desideri. Voglio dirlo con tranquillità: sono ancora convinta che il partito democratico lucchese abbia al suo interno, oltre a me, persone con capacità ed energie tali da poter affrontare al meglio questo momento così delicato.

Allora perché sabato scorso (14 novembre), nella tarda mattinata, dopo tutti quei no, sono riuscita, infine, a dire di sì? A caricarmi, cioè, di una lieve ma ininterrotta agitazione?

Se mi viene detto – come mi è stato detto più volte – che “i rappresentanti dei comitati riuniti insieme per tentare un percorso unitario hanno trovato la quadratura del cerchio e, in un clima cordiale, sono arrivati ad una convergenza su un nome. Quel nome è il tuo…” mi sembrava inopportuno sottrarmi all’impegno, alla richiesta fatta da quelle molte voci che finalmente parlavano all’unisono.

Fare politica vuol dire anche scegliere, anche se la strada che si intraprende è in salita.

Non so dire, poi, quanto la richiesta, formalmente unitaria, lo sarà anche nella sostanza, ma questo non è un problema. Siamo un collettivo di singole persone: importante è quello che ognuno di noi può fare.

Sono consapevole che non sarà facile, ma lasciatemi dire che questo è un passaggio che riguarda tutti. Infatti, se uscirò “spennacchiata” da questa avventura di inizio inverno non sarà un problema per me, lo sarà di più per il nostro Pd di Lucca. Perché avremo perso un’occasione per crescere e rafforzarci.

Quello di cui sono certa è che al di là del risultato che otterremo – che sarà comunque ottimo se ognuno metterà il suo pezzettino di impegno – lo scopo ultimo dovrà essere quello di recuperare quella serenità e tranquillità di rapporti reciproci che troppo spesso è mancata tra noi.

Per questo nel mucchietto di giorni che ci separano dal 13 dicembre cercherò di lavorare insieme a voi con sobrietà, fermezza, in un’atmosfera di reciproca stima (se ritenete troppo impegnativa la parola amicizia) che ci potrà anche divertire e con quell’impulso a far bene, essenziale in certe avventure.

Insieme in un percorso comune.

Se ci riusciremo avremo vinto comunque.

Un abbraccio democratico,

Serena

Traffico traffici

Senza andare a scomodare le giornate dei Comics tradizionalmente e, in parte, inevitabilmente, caotiche di traffico, il problema immenso è costituito da ciò che avviene quotidianamente nelle strade della città.
Si discute, si promette, ma da un secolo i problemi ormai vecchi si uniscono ai nuovi e niente migliora realmente. Ad ogni tornata elettorale si sono promessi parcheggi scambiatori gratuiti fuori dalle Mura, un trasporto pubblico più organizzato ed efficiente, un’attenzione maggiore agli utenti deboli… insomma un nuovo assetto della viabilità e del traffico cui invece si è supplito con provvedimenti una tantum e frequenti cambi di assessori. Ricordiamo che Lucca non è una metropoli da milioni di abitanti e che forse con una politica sincera, oculata e programmata già da tempo la situazione poteva e doveva essere migliorata. Evidentemente la politica dell’ultimo decennio ha pensato a tante cose (campi da golf, palazzi del ghiaccio, poli fieristici nel deserto, planetario etc.) ma si è dimenticata delle fondamentali.
La situazione è sotto gli occhi di tutti: code perenni, marciapiedi per lo più inesistenti o malfatti, le poche opere costruite realizzate male e fuori norma (sottopasso San Concordio) piste ciclabili a macchia di leopardo e senza una rete organica il tutto condito da un incremento immobiliare vorticoso cui non corrispondono servizi associati.
La scorsa estate l’assessore Chiari presentò sulla stampa un progetto che annunciava grandi cambiamenti nella circolazione di alcune strade di San Concordio e Sant’Anna. Quel progetto non è mai stato discusso in Commissione, ma alla Circoscrizione 7 si tenne un Consiglio aperto al riguardo. Alcuni cittadini erano preoccupati perché apprendere dalla stampa a grandi linee un progetto che va ad incidere sulle abitudini quotidiane genera sempre e comunque ansia. In quell’assemblea apprendemmo da Chiari che il progetto prevedeva oltre alla messa a senso unico di alcune strade, anche la costruzione di alcune rotonde ed altre migliorie. Il problema principale poi, in molte strade secondarie di quartiere non è il traffico, ma la cronica mancanza di stalli di sosta che genera caos e pericolo, come possiamo vedere dall’immagine allegata.
Quella sera l’assessore prese alcuni impegni con i cittadini come quello di “ripensare” ad alcuni sensi unici e di tornare a confrontarsi prima di assumere decisioni definitive . Al momento abbiamo visto gli stalli lato est di viale san Concordio divenire a pagamento, attendiamo quindi novità.
In quel contesto venne protocollato, dal gruppo L’Ulivo-Pd un odg riguardante proprio queste problematiche. Quell’odg verrà discusso nel Consiglio Comunale di domani pomeriggio. Ci auguriamo che prevalga quel prodotto tanto sano quanto raro che si chiama buonsenso.

E ancora… FOGNE!

Riguardo alla Commissione Lavori pubblici tenutasi, alcuni giorni fa, dedicata al sistema fognario del nostro comune e alla quale l’assessore non si è presentato è necessario aggiungere una postilla. Davvero non è per continuare una discussione che rischia di diventare sterile polemica a mezzo stampa che può non interessare nessuno, ma per amor di verità e chiarezza; e questo sì penso sia utile per i cittadini.

Il biasimo espresso dai commissari dell’Ulivo-Pd non era un “atto di accusa” nei confronti dell’assessore all’Ambiente e vicesindaco Pierami, ma un dato di fatto, la realtà dei fatti.

È stata convocata la Commissione Lavori pubblici in cui l’assessore doveva illustrare lo stato dei lavori delle fognature e l’assessore non è arrivato, punto e basta. Non è certo compito della minoranza organizzare le sedute della Commissione.

Se l’assessore dice di non essere stato invitato alla riunione noi gli crediamo, ci mancherebbe, ma così facendo screditiamo il presidente della commissione, il signor Benedetto Stefani, il quale più volte ha dichiarato di aver invitato Pierami.

Allora quel che dice Stefani non corrisponde al vero!

Chi dei due quindi è il “Pinocchio” della situazione?

Una cosa è certa, questa amministrazione è organizzata assai male: se i componenti della maggioranza non COMUNICANO tra di loro, non concordano gli appuntamenti, non si telefonano neppure, come pensano di ben amministrare?

È evidente che i rapporti tra alcuni componenti della maggioranza Favilla non sono proprio ottimali, del malumore aleggia tra gli scranni di palazzo Santini. Se non è così lo dimostrino. Siamo pronti a cambiare opinione, ma di fronte ai fatti, ai comportamenti reali, non ai discorsi.

L’assessore dichiara che convocherà una conferenza stampa sulla questione, prioritaria, dello stato delle fognature: ha quindi intenzione di non illustrarla alla Commissione competente?

Se riescono, magari, a mettersi d’accordo saremo grati a Pierami e Stefani: potrebbero non far perdere risorse all’amministrazione e tempo a noi modesti consiglieri di minoranza.

25 settembre 2009: Commissione Lavori Pubblici e fognature!

Stamani in Commissione Lavori pubblici era in discussione la situazione relativa ai lavori delle fognature nel nostro territorio.

L’assessore Pierami avrebbe dovuto relazionare sullo stato di avanzamento dei lavori: interventi effettuati e ancora da effettuare.

Doveva essere esaminata la delibera con cui Geal spa darà il via ai lavori per i nuovi collettori nelle frazioni alla sinistra del fiume Serchio per vedere se le priorità indicate diversi mesi fa dalle circoscrizioni erano state rispettate.

La Commissione, convocata per le 9,30 ha atteso fino alle 10,30 senza però che l’assessore raggiungesse l’aula.

Il problema delle fognature è uno dei maggiori problemi per il nostro territorio, obiettivo primario, almeno a parole, per l’amministrazione Favilla fin dalla campagna elettorale.

Cosa è stato fatto fino ad oggi?

È possibile, alle porte del 2010, che interi territori della lucchesia siano ancora privi della rete fognaria?

I soliti annunci che non trovano riscontro nei fatti, dimostrazione della scarsa sensibilità della Giunta verso tematiche fondamentali per la vita dei cittadini.

La rete fognaria della bella Lucca, che soprattutto negli ultimi anni, ha avuto un’espansione edificazione mostruosa, non è completa. Alla edificazione quasi selvaggia non è seguita la costruzione dei servizi primari come le fognature.

Il presidente Stefani, imbarazzato, si è trovato costretto a chiudere la seduta.

Continuiamo a stigmatizzare questo atteggiamento: si convocano le commissioni e poi gli assessori non si presentano all’appello. Ci sono passaggi in alcune sedute della Commissione in cui la presenza degli assessori è indispensabile, non è possibile lavorare senza referente politico. Ci chiediamo semplicemente: ma c’è comunicazione tra presidenti di commissione, consiglieri di maggioranza e assessori?

Come può ben operare una minoranza se non è messa in grado di portare suggerimenti e contributi nell’interesse dei cittadini interessati, che da secoli aspettano una soluzione?

I giardini intorno alle scuole e le transenne del Comune abbandonate*

* Alcuni giorni dopo l’area è stata pulita.

Questa è l’immagine che appare a chiunque acceda alla Scuola Media “Da Vinci” o alla Scuola Elementare “Collodi” (in quest’ultima ci sono pure due classi della Scuola Materna) di San Concordio dal piazzale antistante i campi sportivi del Lucca 7.

E certo non è una bella immagine. Pervade un senso d’incuria che avvilisce. Tra l’altro ad essere rozzamente ammassate insieme ad altri rifiuti sono transenne timbrate “Comune di Lucca” e questo rende il mucchio d’immondizia ancora più degradante oltreché pericoloso.

Più volte anche la Circoscrizone 7 ha segnalato lo stato di trascuratezza cui spesso si trova l’area denominata Montagnola. Un’area che sarebbe interessante anche dal punto di vista naturalistico perché raccoglie diversi tipi di piante, un piccolo polmone tra i vari edifici scolastici che però troppo spesso diventa ricettacolo di immondizia e di pericolo perché non opportunamente mantenuto e controllato.

A mio modo di vedere le aree e gli edifici che ospitano le scuole dovrebbero essere considerati come “luoghi sacri”, spazi delicati e protetti, invitanti e belli.

In questi edifici un bambino può entrare a 3 anni ed uscire intorno ai 14. Come si sviluppa il senso estetico, il senso del rispetto per l’ambiente che è poi rispetto per l’altro se non in luoghi almeno dignitosi?

Occorre trovare una soluzione definitiva per quest’area; tra l’altro il piazzale ha la pavimentazione con l’asfalto completamente sbriciolato, inoltre è un piazzale senza nome e quindi anonimo in tutto e per tutto.

Montagnola

I solo annunciati parchi gioco e la cronica mancanza di “€œspazi liberi per”

Lo scorso marzo apprendevamo dalla stampa che, PRIMA DELLA FINE DELL’ESTATE, sarebbero stati realizzati, finalmente, 2 parchi gioco a San Concordio, uno nell’area adiacente alla Circoscrizione 7 e l’altro in via Nottolini… però non si diceva di quale anno!

La zona sud, ma anche il resto della città non sta meglio, è totalmente priva di spazi di aggregazione per abitanti di tutte le età: non mancano solo parchi per bambini, ma anche i grandicelli hanno ben poco da stare allegri.

Oltre ai locali pubblici dov’è possibile fare aggregazione, incontro?

La mancanza di “luoghi per” è cronica, è grave, è pericolosa!

Inutile sottolineare in questa nota le implicazioni negative dal punto di vista sociale, culturale, educativo date dalla totale mancanza, anche fuori dal centro storico, di “spazi liberi e creativi” per attività ludiche o culturali, per la “corretta” crescita dei ragazzi.

Occorre un repentino cambio di marcia, occorre finalmente che si decida di investire in questo ambito, un impegno più forte, più deciso e convinto da parte dell’amministrazione e non annunci e solo annunci.

È arrivato anche l’equinozio d’autunno e di parchi gioco a San Concordio nemmeno l’ombra.

Di due nemmeno uno!

Forse sono sopraggiunti problemi tecnici, forse chissà, fatto è che all’annuncio non è seguita la festicciola di inaugurazione. Siamo fiduciosi: se l’assessore ha dato la sua parola, ha comunicato, promesso, prima o poi i progetti annunciati verranno realizzati. Ma nello spirito di questa amministrazione viene sempre prima il “poi”.

A questo punto attenderemo fino alla prossimo solstizio 2010: ci sembrerebbe una burla inaugurare un parco giochi in pieno inverno!

“Steccone” story

Nelle ultime settimane si sono aggiunti capitoli interessanti alla storia, ormai quasi infinita, denominata “Steccone”, l’enorme complesso direzionale e commerciale che dovrebbe sorgere all’interno dell’area Gesam a San Concordio.

Inutile in questa sede tentare un riassunto delle puntate precedenti (la ricca rassegna stampa è lì a dimostrarlo); ricordiamo però la vivace attività portata avanti dal Laboratorio di San Concordio, dai cittadini: la petizione con migliaia di firme, le indagini documentarie relative ai fondi sfitti non solo nella zona ma ovunque, le proposte alternative, concrete avanzate nonché le molte richieste fatte tramite interrogazioni, raccomandazioni e a mezzo stampa dal gruppo dell’Ulivo-Pd.

Durante un’affollata assemblea pubblica tenutasi a San Concordio il lontano 6 marzo 2009 il Sindaco prese precisi impegni in merito che prevedevano la rivisitazione di parte del progetto edilizio (in alcune proposte oltremodo bizzarro!), nonché di incontrare di nuovo, di lì a breve, la Circoscrizione 7 per cercare di trasformare gli impegni presi in atti concreti, per approfondire ulteriormente la questione anche con Gesam e Polis tramite un tavolo di discussione.

In sostanza, alla luce della risposta data ad una delle diverse interpellanze (vedi allegato 1) fatte dai suddetti consiglieri (l’incontro con la Circoscrizione ci sarà senz’altro), dall’altra risposta fornita alla rappresentante del Comitato locale (vedi allegato 2) e soprattutto alla luce delle ultime importanti novità, ovvero i ritrovamenti archeologici nell’area, quelli dell’antico Porto fluviale di Lucca, “strutture di notevole interesse culturale e in ottimo stato di conservazione” e quindi alla successiva richiesta della Sovrintendenza di realizzare un parco archeologico nell’area Gesam, insomma, dopo tutto questo, a settembre 2009, dichiariamo di “aver perso la bussola” anche perché la Polis ha già pubblicizzato la vendita di fondi commerciali e direzionali all’interno dello “Steccone”.

Chiediamo quindi al Sindaco un ulteriore impegno, una domanda sola, chiara: come s’intende procedere nell’area Gesam?

Al momento è la ricca storia che la nostra città quotidianamente ci offre ad aver ritardato i lavori, è grazie all’affascinante passato, che a pochi metri sotto terra, silenzioso, riaffiora, che altro scempio, si spera, grazie ad un atto coraggioso di buon senso, potrebbe essere evitato.

Vogliamo in poche parole ribadire l’importanza (culturale, turistica) per tutta la città che potrebbe avere un sito archeologico in quest’aria, a pochi passi dalle Mura, a poche centinaia di metri dall’Acquedotto del Nottolini (altra “perla” al momento, purtroppo, bisognosa di cure).

Aspettiamo fiduciosi una risposta, certo prima dell’edificazione dello Steccone.

Serena Mammini, Celestino Marchini

Nottolini dimenticato

L’amministrazione comunale non sembra proprio intenzionata a valorizzare e salvaguardare il proprio patrimonio artistico. Questo è quanto possiamo dedurre alla luce della totale inerzia da parte della giunta comunale in merito alla ristrutturazione dell’Acquedotto monumentale del Nottolini.

Nell’ottobre 2008 il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità una mozione promossa dal gruppo Pd-Ulivo inerente la salvaguardia dell’Acquedotto.

Tutto nacque dalla “riesumazione” dagli archivi del Comune, da parte della minoranza in consiglio comunale, di una perizia tecnica commissionata dal Comune di Lucca al Prof. Ing. Stefano Caramelli, datata 19 settembre 2002, che attestava la necessità dell’immediata attuazione di interventi di consolidamento in modo da evitare l’irreparabile rovina dell’Acquedotto. Tale perizia restò ignorata sia dall’amministrazione che la commissionò, sia dall’attuale, peggiorando così lo stato di conservazione dell’Acquedotto.

Con la mozione si impegnava la giunta affinché venissero consolidate e ristrutturate in tempi brevi le parti strutturali del manufatto architettonico che richiedono un intervento urgente, e fosse resa fruibile l’area circostante il tempietto al fine di ottenere una valorizzazione dell’area tesa a creare uno spazio pubblico a servizio della cittadinanza.

Inoltre si chiedeva la costituzione di un apposito team di studio composto da tecnici interni che, oltre a definire un piano successivo di ristrutturazione dettagliato del monumento nel suo insieme, finalizzato a consolidare l’intero acquedotto e alla realizzazione di un vero e proprio parco, si attivasse al fine di reperire fondi esplorando tutte le possibilità di finanziamento esterne (ad esempio fondi europei, fondazioni bancarie ecc.).

La Giunta avrebbe dovuto relazionare alle Commissioni Cultura, Scuola, Sport e Tempo Libero e Lavori Pubblici entro 120 giorni dalla data di approvazione della mozione circa lo stato di attuazione della stessa.

Tutte questi impegni risultano, dopo 11 mesi dalla loro deliberazione, del tutto disattesi. Oltre a mortificare il ruolo del Consiglio comunale, l’amministrazione, continuando ad ignorare il problema del degrado dell’Acquedotto del Nottolini mette a serio rischio la conservazione di un monumento che caratterizza il nostro territorio e che, per le sue dimensioni, è secondo solo alle Mura urbane. Il refrain è sempre lo stesso: davvero ci meritiamo la ricchezza che la nostra città, quotidianamente, ci regala? Davvero possiamo prendere sul serio il dibattito sulla cultura, sul turismo, sulla valorizzazione della città da parte di istituzioni che, nel momento delle decisioni vere, latitano?

Matteo Garzella, Serena Mammini 

L

Una città a capo in giù!

Penso che la mappa turistica della città di Lucca che si trova in via Mordini (già via Nuova) sia sintomatica di una realtà, rappresenti, sotto certi aspetti assai bene, quello che è oggi la nostra città: una Lucca a capo in giù!

Così come i totem di Puccini, quelli di Lucca Preziosa, quelli di Lucca Donna Jazz (per fare soltanto degli esempi) rimangono issati nelle vie e piazze cittadine per lunghi periodi dopo la data di scadenza dell’evento che sono lì a pubblicizzare, anche altri cartelli con pianta della città all’interno delle Mura danno il benvenuto in due lingue ai turisti: il centro commerciale naturale di Lucca. Peccato però che manchi l’indicazione tipica del “voi siete qui” cosicché molto spesso capita di imbattersi in visitatori che difficilmente riescono ad orientarsi; qualcuno forse, vedendo il labirinto di San Martino e sapendo delle tradizione di Lucca Games penserà che si tratti di un gioco e ci perdonerà.

Altro esempio: il Summer Festival, un evento importante, piaccia o no, che comunque assorbe notevoli risorse e rappresenta la città anche fuori di essa il cui box informativo e promozionale è costituito da un goffo cubo in cartone pesante, un bugigattolo non certo all’altezza dell’evento.

Si fa un gran parlare di turismo, di rivitalizzazione del centro storico, di orario di apertura dei negozi, di decoro urbano, manifestazioni, eventi e a volte prende il via qualche buona iniziativa, si stampano patinate brochure… però poi tutto rimane lì, un infinito non finito, non curato, non seguito, non tutelato e la sciatteria diviene sovrana assoluta; è evidente che, nonostante annunci, tentativi, spese, energie profuse, una regia in grado di coordinare tutto ciò è assente.

Rovesciamo quindi la mappa di via Nuova e diamo una svolta reale alla città!

1-MappaCittà-ViaNuova2-MappaCittà-SortitaSantaMaria

Teatro del Giglio… teatro di tradi(zione)

Noticella senza approfondimento:

Forse la seduta consiliare più lunga dell’ultima era Favilla.

Durante il Consiglio comunale n. 97 il gruppo dell’Ulivo-Pd, insieme a Governare Lucca e al “libero e responsabile” Fazzi, dopo un lungo e approfondito dibattito ha presentato una mozione in cui si chiedevano le dimissioni del Presidente e del CdA del Teatro del Giglio.

La votazione, a scrutinio segreto (per modo di dire, pareva d’essere all’elezione di mister tamarro), condotta con notevole bassezza istituzionale, si è conclusa con 13 voti favorevoli e 18 contrari.

Prima, una lunga riunione di maggioranza a porte chiuse (il libero et responsabile ha sottolineato di non essere stato invitato a partecipare) nella quale Favillissimus, con i suoi occhioni accesi, deve aver fulminato non pochi “sudditi”…

La Lucchese, San Donato, il Porta Elisa etc. etc.

Il Consiglio Comunale di Lucca,
a conoscenza delle vicende che hanno portato alla liquidazione della società sportiva Lucchese Libertas, attiva dal 1905, e alla costituzione, grazie all’intervento di alcuni imprenditori (Cipriano Costruzioni spa, Gruppo Valore spa, salvo se altri) della società sportiva Sporting Lucchese, nel giugno del 2008, la quale ha ottenuto brillanti risultati con la vittoria del Campionato 2008-2009 e la promozione nella serie C2;
 a conoscenza altresì che l’impegno degli imprenditori sopracitati, per le loro reiterate dichiarazioni, è da intendersi limitato all’anno in corso se l’amministrazione comunale non consentirà iniziative capaci di garantire nel tempo finanziamenti “strutturali” alla società sportiva Sporting Lucchese;
considerato che tali possibilità sono state individuate, secondo quanto reso noto dagli attuali proprietari dello Sporting Lucchese e da un’assidua campagna mediatica, nella realizzazione in frazione San Donato, nell’area a nord della complanare di collegamento tra il casello autostradale di Lucca est e quello di Lucca ovest ­- in terreni oggi definiti sulla cartografia vigente di “prevalente uso agricolo” appartenenti alla Società di Sviluppo Sportivo srl, detenuta per il 60% da Valore spa e per il 40% da Cipriano Costruzioni spa, – di un complesso comprendente, secondo quanto è stato divulgato, uno stadio da 15 mila posti, corredato da altri impianti sportivi nonché da edifici per funzioni terziarie, commerciali e direzionali di notevole entità, pur non meglio specificate da un progetto preciso; il tutto servito da un parcheggio di 1800 stalli;
impegna il sindaco
a chiarire in via definitiva e ufficiale quali sono i termini degli accordi e degli impegni assunti tra l’amministrazione comunale e la proprietà dello Sporting Lucchese;
afferma categoricamente il principio
che la programmazione urbanistica avviene nei modi e secondo le procedure stabilite dalla legge, secondo criteri di valutazione funzionale generale che non possono ridursi alla presa in carico di contingenze, pur significative, sotto la cui pressione decidere le sorti di significativi ambiti territoriali e gli equilibri funzionali di interi comparti della città;
che qualsiasi intervento di cosiddetta “urbanistica contrattata” muove in primo luogo dal riconoscimento di una necessità pubblica e non può in ogni caso prescindere da un “bilanciamento” reale tra interesse pubblico ed interesse privato; considerazioni che allo stato di fatto, nella questione osservata, non appaiono affatto studiate e valutate;
ritiene del tutto improprio
procedere secondo “provvedimenti a toppa”, peraltro di vastissima portata – che tra l’altro porrebbero il notevole problema aggiuntivo del riuso delle strutture esistenti come lo stadio “Porta Elisa” – in una fase in cui l’urbanistica lucchese sta tentando faticosamente di uscire dalle condizioni di blocco in cui è precipitata per le incongruità emerse tra le applicazioni normate dal Regolamento Urbanistico e le previsioni del Piano Strutturale;
ritiene altresì illogico
proporre variante agli strumenti urbanistici vigenti, quando, secondo le intenzioni della giunta, così come riferite dai tecnici incaricati di accertare le quantità edificabili residue dopo il palesamento degli “sforamenti” delle UTOE il 29 luglio del 2008, è in corso di redazione una variante di “manutenzione” al Regolamento Urbanistico che sia appunto di riferimento normativo nel periodo di transizione tra la fase di esaurimento dell’attuale Regolamento Urbanistico, scaduto nell’aprile del 2009, e la predisposizione dei nuovi strumenti di pianificazione, prevista, secondo quanto comunicato, tra un anno circa.
Il Consiglio Comunale inoltre,
valutato che l’attuale proprietà della società sportiva Sporting Lucchese si è detta disponibile ad esaminare e prendere in considerazione altre possibilità che assicurino forme di finanziamento stabili, tali da consentire la prosecuzione dell’attività sportiva ai livelli raggiunti;
ritenuto che l’assunzione diretta di responsabilità da parte del Comune nella gestione della società di calcio per coprirne eventuali disavanzi prefiguri una confusione di ruoli tra investitori privati ed ente pubblico, con l’assunzione da parte del Comune di un non previsto né prevedibile rischio di impresa;
ritenuto che lo stadio “Porta Elisa” – di proprietà pubblica e quindi di più facile gestione contrattuale in progetti di riorganizzazione funzionale e di affidamento operativo – sia struttura sufficiente alle necessità della “Lucchese”, se valorizzato in modo tale da accentuarne le potenzialità senza snaturarne tuttavia l’identità storica;
impegna il sindaco e la giunta,
a non assumere impegni con la società sportiva Sporting Lucchese che espongano il Comune all’assunzione di rischi d’impresa che non competono all’ente pubblico;
a considerare che qualsiasi contribuzione una tantum, seppure sia da ritenersi in linea con altri interventi dell’ente a sostegno di manifestazioni ed iniziative alle quali si riconosce un positivo ritorno per l’immagine della città o una valenza positiva nella valorizzazione della cultura e della socialità cittadina, è tuttavia scelta di notevole responsabilità nella distribuzione delle limitate risorse del Comune, che comunque non può superare i limiti di sostenibilità e di logicità imposti dalla necessità di destinare risorse alle funzioni ordinarie ed ineludibili dell’ente;
a non procedere con provvedimenti urbanistici ad hoc, ma a prevedere qualsiasi eventuale progetto di edilizia sportiva nel quadro più ampio delle funzioni dedicate allo sport (è aperta la questione del futuro del Palazzetto dello Sport, non più adeguato, del miglior uso del Campo Coni, dell’intera impiantistica sportiva sul territorio, scolastica e non, nella maggior parte dei casi non più a norma) ed in generale alle attività ludiche e ricreative, che sarà ridisegnato dagli strumenti urbanistici di prossima redazione;
a tener conto, nella determinazione di progetti di largo impatto, dei rapporti funzionali fondamentali sui quali si basano i rapporti economico-sociali tra i vari comparti del territorio, in modo che il futuro della città sia disegnato organicamente e secondo finalità in grado di modularne uno sviluppo chiaro e armonico;
ad applicare, al momento, le condizioni più favorevoli nell’uso degli impianti disponibili, affinché lo Sporting Lucchese possa continuare ad operare ai livelli di eccellenza cui è stato portato dall’attuale dirigenza;
a valutare la possibilità, anche in relazione al prossimo futuro che imporrà la revisione funzionale dell’area di Campo di Marte, di un progetto che riqualifichi al struttura dello stadio “Porta Elisa” e ne sviluppi le potenzialità in grado di produrre redditi economicamente significativi, anche con lo sviluppo di attività collaterali, complementari o affatto diverse, ma compatibili con quelle sportive e col ruolo che storicamente la struttura ha ricoperto;
a valutare in tal senso la creazione di una società di scopo, aperta alla massima partecipazione dell’imprenditoria che riterrà vantaggiosa la propria partecipazione, alla quale il Comune partecipi direttamente senza il tramite della Lucca Holding; di cui l’ente sia socio di capitali nella quota da definire ed in cui il Comune abbia assicurata la partecipazione significativa negli organi di gestione e di controllo.
Gruppo Consiliare L’Ulivo-Pd

Dal Laboratorio di Urbanistica Partecipata…

Dopo 4 mesi di scavi ritrovato l’antico porto sepolto. 

Ora va archiviato definitivamente “lo steccone” per realizzare un vero parco archeologico nel verde

Non ci eravamo sbagliati, i resti dell’antico Porto fluviale di Lucca ci sono davvero, e i funzionari della Soprintendenza Archeologica hanno iniziato in questi giorni a riportarli alla luce.

Giusto un anno fa, a fronte del rilascio da parte del Comune del permesso di costruire il cosiddetto “Steccone”, fummo noi cittadini a chiedere alla Soprintendenza che venisse a controllare gli scavi del nuovo insediamento edilizio. Erano 10 anni che, come cittadini del Laboratorio di Urbanistica Partecipata, chiedevamo al Comune di valorizzare il sito del Porto, straordinario “genius loci” per la memoria e l’identità di S.Concordio, e di non considerare l’area Gesam una banale area edificabile, appetibile deposito di oneri di urbanizzazione al pari delle molte altre aree dimesse collocate lungo la ferrovia. Ma il Comune ha respinto tutte le Osservazioni che abbiamo fatto sia al Piano Strutturale che al Regolamento Urbanistico, ha ignorato la nostra proposta di parco, elaborata con l’università di Firenze e addirittura ci ha costretto a presentare un ricorso al TAR per ottenere che fosse reintrodotto il piano attuativo per l’area Gesam, tolto dalla precedente amministrazione con un colpo di mano.

La determinazione del Comune e della Polis a realizzare “lo Steccone” è stata feroce, basti ricordare che il progetto venne licenziato due giorni prima che venisse approvata una variante che avrebbe reso obbligatorio il piano attuativo, e che il Sindaco si è perfino rifiutato di prendere in considerazione la nostra Petizione sottoscritta da oltre 1000 cittadini perché “il rilascio del permesso a costruire era un atto perfetto”.

Tutta questa ostinazione del Comune a portare avanti un progetto che noi da sempre abbiamo definito “culturalmente e urbanisticamente inaccettabile”, oltre che inutile e economicamente svantaggioso, dato l’enorme patrimonio immobiliare sfitto e inutilizzato che c’è nel quartiere, deve ora venire meno. L’affiorare prima, nello scorso aprile, dei resti del gasometro ottocentesco, ed oggi del Porto sepolto, devono convincere anche i più refrattari che l’unica destinazione possibile dell’area è quella di un parco archeologico e archeoindustriale.

Lo “Steccone” va archiviato definitivamente, e con esso quella insulsa proposta di una vasca d’acqua artificiale a memoria del porto.

Ancora una volta, di fronte alla insipienza urbanistica dell’amministrazione Comunale, a salvarci, a salvare in extremis il territorio, è la Soprintendenza.

Come associazione vigileremo sulla realizzazione del parco archeologico, cui non devono essere riservati solo i ritagli dell’area in cui sono stati rinvenuti i reperti, e sulla realizzazione dell’area verde, affinché sia progettata in maniera condivisa con i cittadini.

Clara Mei, Laboratorio di Urbanistica Partecipata di S.Concordio

 www.sanconcordio.it


Una città che “€œappare” sporca

Alla fine dello scorso anno venne votato dal Consiglio comunale, all’unanimità (elemento da non sottovalutare), un odg relativo alle politiche della raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti.

Tra le altre cose si dava mandato all’Amministrazione, in raccordo con la Commissione LL.PP. e Ambiente, di promuovere incontri di studio sulle migliori pratiche di raccolta differenziata e riduzione rifiuti, con il coinvolgimento di amministrazioni che avessero raggiunto significativi risultati al riguardo (…). Veniva chiesto inoltre di assicurare da parte di Sistema Ambiente spa l’adozione di un Piano per assicurare il raggiungimento degli obiettivi di legge (il 65% di raccolta differenziata entro l’anno 2012).

Al momento tutto ciò è rimasto lettera morta, ma siamo fiduciosi…

Non è certo con una nota sulla stampa che si risolve un problema così complesso, ma sono costretta, per l’ennesima volta, a sottolineare e ad evidenziare le molte segnalazioni che riceviamo sulla qualità della raccolta dei rifiuti della nostra città.

Qualità che, nonostante tutto (cifre altisonanti sulla raccolta differenziata, premi “Comune riciclone”) risulta scadente, sia nel centro storico che fuori.

Basta guardarsi intorno, camminare per le strade del centro o dei quartieri per imbattersi in “aree-discarica” più o meno ampie, imbarazzanti per la vista e per l’olfatto.

Evidentemente, a dispetto dell’impegno profuso, qualcosa nell’ingranaggio dell’organizzazione di Sistema Ambiente Spa non funziona, così come è certo che molti utenti non siano troppo virtuosi se continuano a gettare i rifiuti per terra.

Forse basterebbe far rispettare le regole che già esistono: sanzionare in qualche modo i “furbetti”.

E poi, ha un senso rendere alcune vie delle “cassonetti-street”? Siamo sicuri che il “porta a porta” nel centro sia stato organizzato con tutti i crismi necessari?

Ha un senso in tarda mattinata vedere fuori degli usci della abitazioni del centro valanghe di sacchi dell’immondizia?

È normale che, sempre nella tarda mattinata, in una via molto centrale della città, ci si debba imbattere in un mezzo rumoroso e maleodorante di Sistema Ambiente Spa?

E perché la pulizia delle strade non viene fatta anche fuori dal centro, dove oltretutto mancano cestini porta rifiuti?

Siamo solo noi della minoranza a percepire la città come sporca o anche questo dovrebbe essere un problema che va oltre lo schieramento politico, che dovrebbe vederci impegnati tutti nella sua risoluzione? Certo, il cambio di marcia, se ritenuto necessario, spetterebbe per primo a Sistema Ambiente Spa. O forse l’essere Spa fa scivolare la qualità del servizio in secondo piano?

ViaDelCrocifissoViaUngarettiViaFrancesconiViaFornacette

“€œQuer pasticciaccio brutto”€ dell’urbanistica lucchese

“Quer pasticciaccio brutto” dell’urbanistica lucchese… parafrasando Gadda (che, ironia della sorte, era pure ingegnere) si descrive perfettamente lo stato cui versa la materia urbanistica del nostro comune: un libro a cui si continuano ad aggiungere capitoli su capitoli confusi a scapito della cittadinanza.

L’ultimo capitolo sgrammaticato è stato scritto ieri (giovedì 16 giugno) in Consiglio comunale dove si discuteva la cosiddetta Variantina urbanistica.

Interi articoli sono stati nuovamente rimandati al prossimo consiglio per palesi contraddizioni all’interno della maggioranza che, come al solito, risolve le difficoltà rinviando il problema.

Mai ci saremmo aspettati  che il Consiglio si incartasse pure sulle norme transitorie: quella parte del provvedimento più atteso dai cittadini perché regolamenta la situazione di coloro che si sono trovati a realizzare un intervento edilizio a cavallo tra vecchia e nuova normativa.

Già dal febbraio 2008 il nostro gruppo aveva formalizzato un odg in cui si chiedeva l’introduzione di una norma transitoria che definisse il regime giuridico da applicare a coloro che, ad esempio, avessero avviato una ristrutturazione o nuova costruzione in base al regolamento urbanistico del 2004 e che, dovendo regolarizzare lievi modifiche al progetto, si trovavano impossibilitati a farlo perché nel frattempo erano state modificate alcune norme.

In qualsiasi altra città italiana l’amministrazione avrebbe immediatamente ammesso la dimenticanza della norma transitoria ed avrebbe subito provveduto a colmare la lacuna: al Comune di Lucca si è dovuto attendere più di un anno per discutere la questione e,  quando abbiamo evidenziato, con un emendamento a firma di Celestino Marchini, che la formulazione predisposta dagli uffici necessitava di un’integrazione, abbiamo assistito alla “commedia dell’assurdo”.

Se da un lato un consigliere, competente nel settore, come Marco Baccelli ha immediatamente riconosciuto la fondatezza dell’emendamento Marchini sottoscrivendolo, per contro la maggioranza è entrata in fibrillazione non accettando l’idea di approvare una proposta di buon senso avanzata dall’opposizione, preferendo un ulteriore rinvio a discapito dell’interesse della collettività.

Questo è accaduto per una semplice integrazione migliorativa di una norma condivisa nel merito dall’intera commissione mesi fa e poi inspiegabilmente modificata all’atto della stesura formale. Non osiamo immaginare di quali imbarazzi, assenze strategiche e arrampicate sugli specchi ancora dovremo essere spettatori quando torneranno in Consiglio le altre norme rinviate che riguardano le cosiddette trasformazioni delle serre sulle quali in questi due anni abbiamo sentito dire tutto ed il contrario di tutto.

Piccola nota di colore: tutti si sono accorti del particolare interesse mostrato dall’assessore Buonriposi per questa variante urbanistica, vogliamo augurarci che la stessa solerzia e passione la sappia trovare anche per l’edilizia scolastica.

Cecilia Carmassi e Serena Mammini

A nome del Gruppo Consiliare  “L’Ulivo-Pd”

E l’assessore non si fa vedere

Stamattina in Commissione Lavori Pubblici dovevamo discutere sul “Regolamento per attrezzature commerciali ed elementi di arredo su suolo pubblico”.

Concordato con l’assessore Chiari per le 9,30 l’incontro doveva prendere in esame il nuovo articolato.

Peccato però che la Commissione si sia risolta con un “nulla di fatto” perché l’assessore non si è presentato, cosicché il presidente Stefani alle 10,30 ha dovuto, dopo un’apertura flash, chiudere la seduta.

Questo l’ennesimo esempio di disorganizzazione, di scarso coordinamento, diremmo quasi incomunicabilità che c’è tra i diversi componenti della maggioranza, siano essi assessori, consiglieri, presidenti di commissione…

Più volte le adunanze devono essere aggiornate per problemi causati dalla semplice incapacità gestionale: assenza di referenti invitati, mancanza di materiale per poter ben lavorare.

Non vogliamo fare della semplice demagogia sulla questione “costi della politica” perché quando si lavora seriamente non è corretto parlare di “spreco di denaro pubblico”, certo è che quello di stamattina  non è stato un esempio di sana e robusta amministrazione.

Siamo convinti che l’assessore fosse a svolgere solerte la propria mansione altrove, a prestare il proprio servizio per risolvere gli annosi problemi della città da un’altra parte; che il presidente della commissione abbia convocato correttamente l’incontro… e quindi come al solito nessuno è responsabile, ma allora cosa può essere successo?

Nell’era del “tutto intorno a te” basterebbe una telefonata… a meno che non si preferisca lasciar squillare a vuoto il cellulare!

Aspettando i parchi gioco

Più volte abbiamo letto sulla stampa che il Comune, entro la fine dell’estate, realizzerà altri due parchi gioco nella zona sud della città.

L’annuncio è stato accolto con favore soprattutto da chi, come anche la sottoscritta, da anni rilevava la necessità di aree verdi attrezzate in una zona totalmente priva di questi servizi.

Nel comunicato veniva detto che i due parchi di San Concordio sarebbero stati realizzati entro la fine dell’estate… ma non veniva specificato di quale anno. Ci auguriamo che sia il 2009.

Al momento però (e siamo già a metà del mese di giugno) nell’area adiacente alla Circoscrizione, tra via Formica e via Urbiciani, proprio dove dovrebbe essere realizzato un parco l’altezza dell’erba supera il metro. Aspettando quindi fiduciosi la realizzazione del verde attrezzato chiediamo almeno lo sfalcio dell’erba.

Parco S. Concordio

Lettera di Romano Prodi

Care amiche e cari amici,

nel momento in cui ribadisco la mia già provata volontà di rimanere al di fuori della politica del nostro Paese, sento il dovere, come semplice cittadino, di sottolineare l’importanza del voto a cui noi  italiani siamo chiamati.

Anzitutto un voto per l’Europa. In questa linea richiamo la necessità di rafforzare il Partito democratico ricordando come esso abbia sempre con convinzione sostenuto le grandi scelte europee quali l’euro e l’allargamento che, come si è dimostrato in questa fase di durissima crisi, sono la principale difesa per l’Europa e l’Italia.

La seconda ragione nasce dall’intensificarsi di numerosi segnali di allarme e di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di dignità e per la qualità democratica del nostro paese, segnali che ho colto con sofferenza nella mia attività internazionale.

Di fronte a questo il Partito democratico, pur nel suo non facile cammino, è l’unica concreta risposta.

Non è tempo nédi astensioni né di sofisticate distinzioni

È il momento di dimostrare che l’Italia può essere diversa, che ha profonde radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di una nuova Europa.

Con amicizia,

Romano Prodi

Bologna 3 giugno 2009

Dopo l’ex UbaUba l’ex CacheCache…

Al Sindaco del comune di Lucca
Al Presidente del Consiglio

Oggetto: fabbricato in costruzione denominato “Centro direzionale Spalti” situato in via delle Tagliate/v.le Carlo del Prete – interrogazione

Premesso che

è in fase di ultimazione il complesso immobiliare (direzionale e commerciale) posto in S. Anna, tra via delle Tagliate e v.le Carlo del Prete di proprietà della IngLease Italia s.p.a. e denominato “Centro Direzionale Spalti”. L’intervento è realizzato tramite DIA n°372 del 21.2.2007.

Chiedo di conoscere

se per l’intervento suddetto, che sorge in una zona assai delicata dell’ambito urbano anche e soprattutto per la mole di traffico che la interessa, è stata verificata dagli uffici la disponibilità di un numero sufficiente di stalli di sosta per il personale e per i clienti che utilizzeranno tale struttura, secondo i parametri descritti dalle leggi vigenti e se ne è stata verificata la congruità degli accessi e le connessioni con la viabilità urbana da parte dell’ufficio strade.


IngLease

Della serie “medi dettagli” in un mare tragico di problemi

Una dei tanti piccoli-grandi disagi quotidiani che fanno incazzare gli abitanti dei quartieri…

San Concordio, via Formica, marciapiede sul lato ovest dell’aiuola della Pace (area detta in sanconcordiese “dell’Uccellone della Pace”, erroneamente denominato parco).
Come si vede dalle immagini, in corrispondenza delle discese del marciapiede non ci sono le strisce pedonali che invece sono poste più a nord, vicino all’incrocio di questa strada con via Consani.
In questo modo un pedone con carrozzina, passeggino o bicicletta al seguito o un diversamente abile si trova a dover attraversare e scegliere: o passare sulle strisce pedonali come regola e ovvietà vorrebbe, ma in quel caso avrebbe da fare lo scalino e questo è assai disagevole oppure usufruire della discesina ma a quel punto non si trova di fronte le strisce.
Allora, non sarebbe necessario creare tutte le condizioni possibili per minimizzare l’esposizione al rischio di incidente? La cosiddetta sicurezza primaria.
In questo caso poi non possiamo nemmeno parlare del solito annoso problema di mancanza di fondi. Qui le strisce pedonali anche se un po’ scolorite ci sono, il marciapiede con discesina pure.
Allora cosa manca? La sensibilità, l’attenzione e quindi la progettazione.
Certo di fronte ai grossi problemi che la nostra città, insieme alle sue bellezze, ci offre  questo è solo un dettaglio. Ma tanti dettagli, nel nostro peregrinare quotidiano, fanno la qualità della vita.


ViaFormica

Pd-Lucca: un nuovo stadio? No, un rinnovato stadio!

Dobbiamo ammettere che la dirigenza dello Sporting Lucchese ha lavorato bene durante la stagione calcistica appena conclusa. Un passaggio di categoria conseguito sul campo assai prima della fine del torneo, con estrema autorevolezza; un patrimonio di giocatori sempre caratterizzato da entusiasmo e fedeltà alla maglia, oggi giustamente valorizzato; un’organizzazione efficace e senza fronzoli, che potrà assicurare agli azionisti e ai tifosi nuove importanti soddisfazioni sportive.

I soci Valentini e Giuliani meritano quindi giusta considerazione quando reclamano una risposta all’ipotesi di costruire un nuovo stadio, avanzata fin dalla scorsa estate e interconnessa ai programmi societari per il futuro. Per questo appare del tutto incomprensibile l’indugio con cui l’Amministrazione Comunale da mesi palleggia la richiesta di variare gli strumenti urbanistici, allo scopo di consentire l’utilizzazione dei terreni di San Donato appartenenti alla Società di Sviluppo Sportivo, controllata dai medesimi imprenditori.

Se il Comune prendesse una posizione chiara permetterebbe a tutti di lavorare per una soluzione effettivamente praticabile. Invece il Sindaco rimanda sempre a future, ma improbabili occasioni di verifica, come se non sapesse che, a parte l’attuale destinazione agricola dei terreni, il quadro normativo vigente non rende assolutamente percorribile, anche qualora ci fosse la risoluta volontà della maggioranza politica, la strada di varianti finalizzate alla costruzione di una infrastruttura di quelle dimensioni in una zona che il Comune stesso ha classificato ad altissima fragilità idrogeologica, peraltro dietro specifico parere del Genio Civile e dell’Autorità di Bacino del Serchio, come risulta dalla variante al Regolamento Urbanistico approvata dal Consiglio Comunale proprio di recente (Dicembre 2008).

Come se non bastasse, vige in Toscana la legge n. 1/05 la quale vieta in maniera tassativa nuovi impegni di suolo a fini infrastrutturali nel caso sussistano alternative di riutilizzazione, a seguito di possibili interventi di ammodernamento e riqualificazione, di analoghe infrastrutture già esistenti.
Né il Comune potrebbe ormai disconoscere le nove prescrizioni del Piano di Indirizzo Territoriale della regione Toscana del 2007, laddove si raccomanda che eventuali aggiornamenti dei Piani Regolatori comunali tutelino in primo luogo gli spazi verdi sia pubblici che privati, salvo che certi fabbisogni insediativi non siano in alcun modo altrimenti soddisfacibili.

Se il Comune ritiene davvero fattibile il progetto di San Donato rompa immediatamente gli indugi e ci spieghi come intende adeguare a questo scopo gli strumenti urbanistici. Se invece, come noi, ritiene che non si possano assolutamente rimuovere i robusti paletti normativi che prescindono dall’autonomia decisionale dell’ente, non illuda i tifosi e non faccia perdere altro tempo alla nuova Lucchese. Verifichi piuttosto l’interesse delle forze politiche a che lo Sporting Lucchese venga seriamente coinvolto in una ipotesi di valorizzazione del vecchio stadio comunale di Porta Elisa: la struttura occupa una posizione prestigiosa a ridosso delle Mura, ma è datata, richiede continui e costosi interventi di messa a norma e di manutenzione per essere utilizzata solo 20 volte all’anno!

Prima o poi il Comune dovrà completamente “ripensarla”, pur senza tradire il valore identitario che essa rappresenta per molti lucchesi: si potrebbe dotarla di moderni parcheggi interrati, collegarla funzionalmente con il vicino centro storico, adattarla e attrezzarla per ospitare grandi spettacoli ed eventi di richiamo, renderla costantemente vissuta, magari fonte di reddito per 365 giorni all’anno.

Il sincero entusiasmo per i gloriosi colori rossoneri, dimostrato in questi mesi da Giuliani e Valentini, lascia prevedere che i due imprenditori non si tirerebbero certo indietro se dal Comune e dalla generalità delle forze politiche arrivasse l’indicazione – una volta accantonata la velleitaria proposta di San Donato – di esplorare la fattibilità tecnico economica di un intervento sul Porta Elisa che avvantaggi, oltre a chi investe e alla squadra di calcio, l’intera comunità cittadina.


Cronistoria di ordinaria cialtroneria urbanistica

Al Difensore Civico del Comune di Lucca
Alla Procura della Repubblica di Lucca

OGGETTO: INTERPELLANZA sulle “volumetrie” (superfici) rilasciate nelle varie UTOE e mancata consegna di documentazione richiesta al Dirigente del settore Urbanistica

Con la presente i sottoscritti Serena Mammini e Celestino Marchini Consiglieri Comunali del Comune di Lucca si rivolgono alla S.V. per quanto segue:

Premesso
– che in data 27/11/2007, Prot. Gen. n. 75260 avevano presentato un’interpellanza al Sindaco di Lucca per chiedere quanto era stato costruito nelle varie Utoe che compongono il Comune di Lucca il cui contenuto testualmente era il seguente: “Il Piano Strutturale stabilisce per ogni UTOE (unità territoriale organica elementare) prevista dalla legge urbanistica regionale le dimensioni massime ammissibili dell’insediamento, ne stabilisce le quantità esistenti e le nuove quantità da realizzare per tipo di funzione. C’è il concreto convincimento da calcoli empirici eseguiti che le superfici ammesse dal P.S. siano state superate in alcune UTOE. Per quanto sopra, al fine di tenerne dovutamente conto in sede di revisione della variante del R.U., si chiede al Signor Sindaco, che vengano forniti i dati delle superfici rilasciate con i vari titoli autorizzativi (Piani Attuativi, P.C, DIA, ecc.) rilasciati dalla data di adozione del R.U. ad oggi, divise per UTOE e a sua volta per ogni UTOE divisa per funzione: residenza; produzione; terziario (commerciale e ricettivo), servizi urbani e servizi sovraurbani. Naturalmente nel conteggio delle superfici vanno inseriti i bonus.”;
– che il Sindaco rispondeva all’interpellanza in data 13/03/08 affermando che era stato dato un incarico ad una azienda per dare una risposta al quesito suddetto;
– che in data 24/07/08 di fronte all’ennesimo silenzio (nel frattempo, la maggioranza approvava in C.C. ben tre Piani Attuativi) i sottoscritti scrivevano ai Presidenti della Regione e della Provincia, nonché al Prefetto ed al Ministero degli Interni affinché intervenissero nei modi più opportuni al fine di invitare il Sindaco di Lucca a dare una risposta certa, cioè i dati richiesti, all’interpellanza presentata e che tale documento veniva contestualmente presentato al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale (Prot. Gen. 47184 del 24/07/08); (all. “A”)
– che il 25/07/08 il Sindaco comunicava che non aveva ancora avuto dagli uffici i dati da noi richiesti; (all. “B”)
– che il 29/07/08 il Sindaco in Consiglio Comunale comunicava alcuni dati parziali dello sforamento della funzione residenziale (“Abbiamo sforato in 6 Utoe”) minimizzando l’accaduto mentre il costruito in dette Utoe supera del 43% quanto era possibile edificare e durante la seduta il Sindaco consegnava ai Consiglieri un documento, predisposto dagli uffici il giorno precedente; (all. “C”)
– che il 13/08/08, Prot. Gen. 52427, si chiedeva al Sindaco e al Presidente del C.C. copia della documentazione che il tecnico incaricato del monitoraggio aveva consegnato all’Amministrazione comunale; il tutto al fine di capire come si era arrivati ai dati di cui all’allegato “C”; (all. “D”)
– che il 09/09/08 i suddetti consiglieri presentavano la terza interpellanza sul medesimo argomento; (all. “E”)
– che il 19/09/08 durante Consiglio Comunale il Sindaco comunicava i dati sugli sforamenti nelle Utoe dai quali si evinceva lo sforamento relativo a sei Utoe (3a, 3b, 4, 6b, 7b, 8d) per quanto riguarda il residenziale e che il Consiglio approva a maggioranza, con deliberazione n. 107, la sospensione dell’efficacia in via di autotutela del R.U. in dette Utoe, mentre nessuna delibera riguardava l’Utoe 5a (per la quale il Regolamento Urbanistico prevede, nel settore ricettivo, un incremento pari a zero, e quindi nessuna edificazione) dove in realtà sono state realizzate volumetrie (o volumetria – non siamo in grado di sapere se è stato costruito uno o più edifici ricettivi) che hanno consumato 3.873 metri quadrati di territorio, non prima dell’adozione del R.U. come dichiarato, ma dopo l’ 08/04/2002, data di adozione del Regolamento stesso (data riportata nella tabella fornita tre ore prima del Consiglio);
– che circola voce di ulteriori sforamenti in altre Utoe nonostante la suddetta deliberazione riporti testualmente: “si è accertato che, nonostante la quantità complessiva di nuovo consumo di suolo sia largamente inferiore alla potenzialità riferita all’intero territorio comunale, in alcune UTOE sono state superate, già alla data del 28.7.2008 le quantità ammesse singolarmente.” In tale deliberazione però non c’è alcun riferimento al fatto che trattasi delle Utoe più importanti, escluse due, e che si considerano nelle quantità ammissibili le potenzialità edificatorie dei parchi, delle zone verdi, di saturazione a completamento e ampliamenti di strutture esistenti, altrimenti lo sforamento avrebbe assunto proporzioni bibliche;
– che in data 27/10/2008 presentavano la quarta interpellanza sul medesimo argomento ed in particolare: chiedevano che venissero forniti i dati delle superfici rilasciate con i vari titoli autorizzativi (Piani Attuativi, P.C, DIA, ecc.) concessi dalla data di adozione del R.U. ad oggi, divise per UTOE e a sua volta ogni UTOE divisa per funzione: residenza, produzione, terziario (commerciale e ricettivo), servizi urbani e servizi sovra urbani, dati che devono tener conto di quanto previsto dall’art. 55 del Piano Strutturale che, oltre a stabilire le quantità insediative massime ammissibili previste per ciascun settore funzionale (residenza, produzione, terziario e attrezzature urbane) e per ciascun sistema insediativo (UTOE), indica una capacità insediativa abitativa, di cui una quota non superiore al 25%, destinata a funzioni diverse, connesse con l’utilizzo residenziale (commercio al dettaglio, pubblici esercizi, artigianato di servizio, uffici, studi professionali, ecc.); quanto sopra non risulta dai dati, pertanto anche nelle Utoe dove sembra che non ci sia stato sforamento, ci potrebbe invece essere per le altre funzioni in zona residenziale. Chiedono quindi di conoscere il motivo per cui non è stata deliberata la sospensione dell’efficacia in via di autotutela del R.U per l’Utoe 5a nella funzione inerente il ricettivo. Infine chiedono perché sino ad oggi non sono stati forniti i dati primari, richiesti al Dirigente di settore il giorno 13/08/08, per poter effettuare i dovuti controlli su quanto comunicato sino ad oggi. Le norme prevedono che sia data una risposta entro trenta giorni dalla richiesta! (all. “F”)
– che in data 03/02/09 la Segreteria del Presidente del Consiglio comunicava al Consigliere Celestino Marchini che il Dirigente del settore Urbanistica aveva consegnato loro un faldone di fotocopie e che, al momento della consegna, il suddetto Consigliere chiedeva di far firmare al Dirigente tali fotocopie poiché prive di un qualsiasi timbro di riconoscimento e mancanti di una parte dei dati richiesti (non erano riportate le superfici utilizzate per ogni Permesso a Costruire rilasciato) e che la Segreteria provvedeva quindi ad inoltrare le fotocopie al Dirigente (ad oggi nessun documento ci è stato consegnato); (all. “G”)
– che in data 05/03/09 ci veniva data risposta scritta che si allega alla presente. (all. H e I). Da segnalare che nel primo paragrafo il Dirigente afferma di aver consegnato gli elaborati, fatto non avvenuto; nel secondo paragrafo si afferma che i dati sono stati forniti (noi chiedevamo la differenziazione ai sensi dell’art. 55 del P.S.); nel terzo paragrafo si dà atto che c’era un errore nei dati forniti. Ciò fa venire più di qualche dubbio sulla consistenza degli altri dati. Chi può affermare che non vi siano altri errori, visto ciò che è successo nell’Utoe 5a?
Ciò premesso
Si chiede alla S.V. che intervenga affinché il Dirigente consegni la documentazione richiesta completa di dati e controfirmati dallo stesso affinché siano forniti i dati nelle zone residenziali così come previsto dall’art. 55 del Piano Strutturale che oltre a stabilire le quantità insediative massime ammissibili previste per ciascun settore funzionale: residenza, produzione, terziario e attrezzature urbane e per ciascun sistema insediativo (UTOE), indica una capacità insediativa abitativa, di cui una quota non superiore al 25%, destinata a funzioni diverse, connesse con l’utilizzo residenziale: commercio al dettaglio, pubblici esercizi, artigianato di servizio, uffici, studi professionali, ecc.


Della serie “piccoli dettagli” in un mare tragico di problemi

In una città come Lucca anche i dettagli sono importanti, adesso poi che abbiamo il nuovo assessore con delega anche all’arredo urbano mi permetto di presentare questa breve raccomandazione.
Lo scorso anno in occasione delle celebrazioni pucciniane, tre le altre cose, vennero  dislocarti in vari punti della città alcuni totem dedicati al Maestro, tra l’altro belli e graficamente accattivanti.
Questi totem però si riferiscono alla mostra dedicata a Puccini che venne allestita a Palazzo Guinigi.
La mostra fu prorogata fino al 6 gennaio 2009 e proprio l’avviso della proroga è riportato a caratteri grandi su un lato dei totem.
A mio parere quindi non è un segnale di accuratezza leggere quell’avviso ancora nel mese di maggio 2009, soprattutto nei confronti dei tanti turisti.
Sembra quasi che la città sia priva di una regia in grado di dirigere con cura lo spettacolo che Lucca sarebbe in grado di offrire.

TotemPuccini

Un ricordo

AldoMoro

“Per il futuro c’é in questo momento una tenerezza infinita per voi,
il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi
apparentemente insignificanti e in realtà preziosi.
Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. (…)
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta…

Area Gesam (…continua)

Ciò che avviene nell’area Gesam di San Concordio continua a riempire la cronaca (locale e non).
È notizia di ieri che nel corso dei lavori, iniziati più di un mese fa (alcuni giorni dopo il primo compleanno della concessione), sono emersi i resti del primo impianto del gas: “importanti strutture d’interesse storico” si legge sulla stampa.

Leggiamo inoltre che nei giorni scorsi si è tenuta una riunione operativa tra la direzione dei lavori, la committenza (Polis spa) e l’archeologo della Sovrintendenza per i beni archeologici della Toscana per definire, tra le altre cose, “eventuali modifiche da apportare al progetto”.

Ricordiamo che durante il Consiglio aperto della Circoscrizione 7 dedicato al Progetto Gesam di San Concordio, tenutosi lo scorso 6 marzo, il Sindaco, ma anche il presidente della stessa Gesam spa, si erano dichiarati disponibili a convocare un tavolo di confronto con la Circoscrizione ed il Comitato locale di cittadini per esaminare possibili variazioni da apportare al progetto (nella ferma convinzione di non arrecare danno partrimoniale all’amministrazione).
La richiesta del tavolo di confronto venne formalizzata dal Consiglio di Circoscrizione di competenza lo scorso 30 marzo.
Sappiamo che il Sindaco Favilla non ama prendere decisioni affrettate però a questo punto ci sembra che di tempo ne sia passato abbastanza. Chiediamo quindi, lo abbiamo già fatto formalmente in Consiglio Comunale tramite raccomandazione e successiva interpellanza (allegato 1 e 2), quando ha intenzione di convocare il suddetto tavolo di confronto per chiarire, tra l’altro, finalmente, le reali possibilità, e la effettiva volontà di modifica al progetto del cosiddetto “steccone”, adesso anche alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni durante i lavori al cantiere.

Sottolineiamo inoltre che, alcune settimane fa è stato protocollata un’interrogazione (allegato 3) relativa all’ “affaire” area Gesam (Progetto Norma n. 6) in cui, ribadito che lo scopo statutario di Polis spa nel settore immobiliare è quello di provvedere al “recupero, valorizzazione, riqualificazione ambientale, sviluppo integrato di aree e comparti nel Comune di Lucca”, si chiede a quanto ammonti, secondo la valutazione del Sindaco, il valore del permesso di costruire che andrebbe volatilizzato in caso di mancata realizzazione dello steccone; con quali azioni e secondo quali tempi il Comune intenda realizzare tale utile da attività immobiliare; quale valenza di “recupero, valorizzazione, riqualificazione ambientale” del contesto urbano cittadino e più in particolare di quello del quartiere di San Concordio sia contenuta nell’intervento edilizio dello “steccone”; quali passaggi formali il Sindaco intenda esperire affinché il Consiglio Comunale possa essere investito (come dichiarato durante il Consiglio Comunale del 20 gennaio 2009) del potere di decidere se affidare o meno alla stessa Polis spa altri interventi immobiliari, a partire da quello dello “steccone” di S. Concordio.

Serena Mammini, Celestino Marchini


Il blog del Circolo 5

Cristina Avanzinelli
ci segnala
il blog del Circolo 5 del Pd (S.Alessio).
un altro strumento utile
per la, sempre carente,
circolazione di informazione, ma soprattutto,
di IDEE…

Cristina è la coordinatrice di quel Circolo
e consigliera (la più votata!) della Circoscrizione
di riferimento, la numero 6.
In più è una cara amica da tanti anni:
abbiamo fatto insieme 5 anni di liceo e quindi la Maturità.
Correva l’anno 1990.
Poi lei si è iscritta alla Facoltà di Architettura a Firenze ed io
a quella di Lettere (storia dell’arte) a Pisa.
Lei in architettura ed io in storia dell’architettura…
e poi ci siamo ritrovate nel PD!
Abbiamo, forse, sbagliato qualcosa?
:-)))

Parchi gioco: fosse che fosse la volta buona

Dopo mille lamentele, richieste, articoli e proposte concrete verranno realizzati 2 parchi-gioco anche a San Concordio.
Uno in una bella area a verde (già indicata dal precedente consiglio di Circoscrizione) sul retro della nuova sede della Circoscrizione in via Urbiciani, area ampia e protetta (traffico, inquinamento atmosferico e acustico) e ottima per la realizzazione di un parco.
Inoltre una volta acquistate tutte le stanze del bell’edificio (il primo piano è occupato ancora dalle farmacie comunali…) la sede avrebbe a disposizione spazi per le varie attività e per le tante associazioni del territorio.
Oltre alla Palestrina con il Circolo anziani lì vicino quindi, una volta eliminato il muro di separazione tra l’area a verde e la sede della Circo, potremmo avere finalmente il Centro civico di San Concordio…
proprio come proposto alcuni anni fa…

AreaProposta

Lì vicino poi (verso nord) insiste l’area Gesam… (prossimo il tavolo “Circoscrizione-Amministrazione).
L’altro parco che verrà realizzato è in una traversa di via Nottolini. Area già classificata da tempo a parco, ma fino ad oggi priva di qualsiasi attrezzatura. Anche questa area è ideale per questo tipo di attività… e per quest’area avevamo ottenuto dall Fondazione Banca del Monte 2.000 euro di contributo: pochi ma significativi!
Adesso aspettiamo che i progetti si concretizzino…

Circo 7: SERE – NERE

Lunedì 2 marzo, consiglio di circoscrizione 7, riunito nella “nuova” sede di via Urbicciani.

Sala ampia, spaziosa, mal riempita dai soliti libri accatastati di malavoglia e malordine, in una pallida e polverosa imitazione di biblioteca di quartiere. Solite sedie, solito tavolaccio, solito attaccapanni ma d’altronde l’amministrazione comunale ha tre soldini in cassa e non li scuce certo per gli arredi circoscrizionali. E poi l’obiettivo del trasferimento non era dotare la circoscrizione 7 di una nuova sede, ma levarla dall’area Gesam così da permettere al signor Polis di fare speculazione.

C’è il tutto esaurito, anzi no: manca il capo gruppo del Pd, ma mi ci vuole una mezz’oretta per rendermene conto… e c’è il nuovo consigliere di Forza Italia, che sostituisce il sostituto che non era mai venuto nonostante fosse subentrato ad un altro che altrettanto latitava. Potere delle liste di circoscrizione, riempite con fans dell’ultima ora.

All’ordine del giorno, a parte delle solite comunicazioni del presidente (che sempre più spesso ribadisce che siamo i meio pezzi der baccello) e quelle minute dei consiglieri, o per meglio dire, dei soliti noti, dato che la maggior parte non sa, non vede, non sente, non vive in questi territori…
E poi, e poi… si passa al primo dei due piatti forti del desinare politico di quartiere: è l’espressione di un parere, richiesto come sempre entro 15 giorni dall’ineffabile Architetto Tani, presentato dalla concessionaria Pecchia Srl, per un’area posta in San Concordio, nell’interno dell’omonimo viale.
La zona su cui va a insistere l’area viene classificata dal vigente Regolamento Urbanistico come “area per attività commerciale”, la cui disciplina è statuita dall’art. 127.
Il Piano Attuativo prevede la realizzazione di un nuovo fabbricato a destinazione commerciale, che verrà realizzato su tre piani e sarà così costituito:
– Un’unità al piano interrato destinata a parcheggio
– un’unità al piano terreno con destinazione commerciale (concessionaria) costituita da un’ampia sala esposizione e una zona ad uso amministrazione
– due unità indipendenti, poste al primo piano con destinazione ad uso ufficio.

Piano Attuativo risulta conforme alle prescrizioni per l’area così individuate dal Pai (Piano Assetto Idrogeologico) e presenta alcune prescrizioni relative alla questione della raccolta rifiuti, oltre che la relazione geologica affidata, come sempre, allo studio Sani, Barsanti e Sani.
Il Piano Attuativo è uno fra i tanti che si riversano nelle sedi circoscrizionali negli ultimi tempi, ed uno fra i tanti progetti edificatori previsti nella nostra area territoriale.
L’Amministrazione Comunale, dopo aver lavorato per molto tempo, grazie alla competente commissione, ad una variante urbanistica che prevedeva una rilettura in termini restrittivi di molti piani attuativi come indice di edificabilità, ha poi relegato in un cassetto l’atto frenando ogni velleità di riforma del contestato Regolamento e degli atti discendenti. D’altro canto non è stato possibile negare che il Regolamento Urbanistico sfora le previsioni del Piano Strutturale, norma principe, a livello comunale, della pianificazione. Tuttavia, a detta degli stessi redattori e dei tecnici dell’amministrazione, lo sforamento investirebbe solo l’edificato destinato a residenziale, mentre questo non riguarderebbe né la destinazione commerciale e nemmeno quella direzionale.
Tuttavia il Regolamento Urbanistico va considerato come un tutt’uno e, seppur separabile in Utoe, scomponibile in Unità e destinazioni diverse, il volto della città e dei quartieri emerge ed emergerà solo dall’insieme degli interventi previsti. Se quindi si è sforato, e sforamento c’è stato, ritengo che si debba andare a “recuperare” laddove ancora possibile; e che quindi il blocco dell’attività edificatoria vada a interessare non soltanto il piccolo cittadino che vuole ampliare la casa, o costruire sul campo ancora inedificato, ma riguardi anche interventi di diverso impatto, qualsivoglia destinazione essi abbiano, importanti al punto di prevedere le cautele di un Piano Attuativo.

La presentazione del progetto è affidata, nel nostro consiglio, al presidente della commissione urbanistica, Andrea Volpe, che fa della sintesi bignamesca il suo modus exponendi: tre parole bastano, 4 sarebbero superflue, forse presupponendo che i consiglieri conoscano la pratica, presupposto assolutamente irreale. Si apre la discussione: ovviamente espongo la mia opinione, chiedendo una riflessione presentando un documento di critica alla politica dell’amministrazione comunale che ha fatto della non-politica il leit motiv dell’urbanistica lucchese. A conclusione, esprimo il mio parere non positivo alla pratica. Silenzio, sguardi. Noia e fastidio. Prende la parola l’ex algido Ciniero, sempre più agitato di consiglio in consiglio. Condivide, almeno in parte, la critica alla politica dell’amministrazione, ma afferma che il mio documento è “troppo provocatorio”. In questo i locali esponenti del Pd vanno d’accordo: ricordo che, quando Fulvetti (segretario della congerie “Partito Democratico”) mi volle incontrare per sapere come mai non vi entravo, mi disse che non gli piaceva il mio stile, “troppo provocatorio”. Fino a non troppo tempo fa, per esser definito “provocatore” bisognava contestare il potere con forza, andare nelle piazze, spruzzare vernice sui muri e magari imbrattare vetrine e insultare il politico di turno. Oggi basta sollevare dei dubbi, avanzare delle remore, usare un linguaggio particolare. Ma tant’è: il livello richiesto per provocare si abbassa tanto quanto si alza il tasso di conformismo. E continua dicendo che il voto sul parere non può che essere favorevole perché la critica all’amministrazione comunale non può ostacolare o inficiare “il legittimo diritto del privato” alla realizzazione del progetto.
Legittimo? cioè? di quale legittimità si parla? l’intervento è giuridicamente legittimo perché conforme alle prescrizioni del regolamento Urbanistico? Fesserie e follie! Il regolamento è illegittimo perché non conforme al Piano strutturale che è l’atto gerarchicamente superiore.
Se giuridicamente si parla, qui non siamo nell’ambito del diritto soggettivo del richiedente, forse un interesse giuridicamente tutelato può sorgere nel momento in cui l’amministrazione comunale approva il Piano Attuativo in via definitiva. E di diritto si può parlare solo quando si ha il rilascio della concessione. E ancora: perché la Circoscrizione non può votare contro questo Piano? Allora se l’interesse del privato è intoccabile, perdiamo solo tempo e sperperiamo il denaro pubblico in un ridicolo esercizio di alzata di mano. Che senso ha chiedere il parere della Circoscrizione, se questo deve essere per forza favorevole? e chi tutela l’interesse pubblico? Pubblico …ormai è diventato una parolaccia, mentre il privato è ormai assunto al rango di super diritto intoccabile e intangibile! Sono sempre più allibito, abbiamo abdicato ad ogni forma di giudizio e di esercizio di facoltà in difesa dell’interesse della collettività. La votazione va come era previsto… giovani senza nerbo e conformisti alzano le manine perché “c’è l’interesse del privato a procedere” e sempre il Ciniero si preoccupa di aggiungere due righette di generica contestazione alla politica dell’amministrazione. Righette che nessuno leggerà perché ciò che conta è il parere favorevole. Pratica esaurita. Ma il bello doveva ancora arrivare…

Mauro Meloni

Ps. Andrea, non te la prendere per averti citato…


Mauro Meloni: San Remo e l’Italietta…

Sanremo è uno di quegli eventi che descrivono perfettamente il paese in cui viviamo, e che nessuno dice di vedere,ma tutti sbirciano: un po’ come le elezioni politiche, dove nessuno dice di votare per Berlusconi e la sua accozzaglia di yes man ma poi il comico più pagato del mondo stravince. E quest’anno il festival incarna perfettamente l’agonia italiana, dove nani e ballerine, strimpellatori da karaoke o semianalfabeti miliardari del pallone vengono elevati al rango di uomini (e donne) faro, di intellettuali di cui si attende ogni minimo peto orale con ansia.

Non entro nel merito della kermesse canora, dato che il festival non rappresenta più nulla nel panorama della musica italiana, da anni; e anche quest’anno non si sfugge alla regola, vedendo sgomitare per quei 5 minuti di gloria e celebrità i soliti noti ex big in caduta libera- da una sempre più efebica e stonata Patty Pravo (a dispetto di un pregevole pezzo) alla lasagna della destra, Iva Zanicchi che rivendica il diritto e la voglia di orgasmo senza impegno massacrando a suon di gargarismi le note; da Al Bano che propone sempre la stessa litania stucchevole, alla fobica Mina che, priva di ogni pudore ormai si sente legittimata a cantare tutto- dalla solita pattuglia di mai famosi in attesa del rimasuglio di carne attaccata al sempre più misero osso, a qualche avanzo di balera.

Ho seguito con attenzione, invece, la polemica che ha opposto il cd cantante Povia all’associazione che “tutela”  (virgolettato d’obbligo) i diritti degli omosessuali. Povia,che, a mio avviso, non sa cantare e scrive paccottiglia di una banalità impressionante, la sua canzonetta è la cartina tornasole dello spessore infinitamente minimo del dibattito su tematiche tanto delicate quante importanti per la vita delle persone. Per chi non lo sapesse “Luca era Gay” (questo il titolino) parla di un ragazzo che, cresciuto in una famiglia opprimente, con una madre insicura e possessiva  (quindi la classica famiglia italica e la tipica madre-chioccia del bel paese) cresce insicuro e fragile e incontra poi il lupo cattivo più vecchio che lo conduce nel torbido mondo del sesso gay. Poi un giorno incontra la fata turchina che a colpi di nicchia lo rieduca e lo strappa dalla miseria e dall’infelicità, e la favola a lieto fine lo vede bel bello con una ciurma di bambini, allegro e sorridente sotto l’ala protettrice di madre- chiesa. Il testo, vagamente omofobo, deve essere stato scritto in occasione dell’ignobile “family day” di qualche tempo fa, in un momento di pausa, e deve aver avuto come super visor prestigiosi autori come papa B16 e l’inossidabile Ruini  (Camillo Il cardinale, non l’ormai introvabile ex assessore del nostro Comune). Essa è un album di luoghi comuni privi di qualsiasi presupposto scientifico che vanno dall’ipotizzare in maniera del tutto arbitraria una causa ambientale -sociale all’omosessualità all’altro dogma tanto in vigore qui da noi, cioè che omosessualità = infelicità = malattia. Senza considerare che molto più frequente è il caso inverso, e cioè che padri di famiglia, consumati professionisti, alti prelati, sportivi di rango vivono una doppia vita nella più cupa infelicità, “costretti”  (dalla propria codardia, dalle pressioni familiari o dalla società) a farsi una famiglia “regolare”e poi sempre alla ricerca di sesso gay nei luoghi più indicibili, alla ricerca di un effimero placamento dei sensi senza soddisfazione per coscienza e identità, tutti protesi invece a mantenere il consenso sociale dei cd benpensanti, prima vera regola di vita in un paese dormicchia con un ceto borghese quanto mai immobile e spento. Comunque, l’esibizione del soggetto -.Povia, ha ricevuto una preventiva stroncatura ieri sera da parte di Benigni, che nel suo potente intervento ha magistralmente parlato di amore e di quante forme esso possa avere, leggendo un commovente testo di Oscar Wilde, ed era stata preceduta da una infinita serie di polemiche a mezzo stampa fra Arcigay e il cantante e il suo staff. Infatti, appena avuto nota del titolo del brano Arcigay, si era scagliata contro Povia, facendo “involontariamente “ il suo gioco, dandogli tanta gratuita pubblicità e risonanza, pubblicità e risonanza che,d’altronde, le non certo eccelse qualità artistiche del brano e del suo titolare gli avrebbero garantito, scadendo in una sorta di Povio-fobia. Al seguito si sono accodate varie dichiarazioni di altre teste grigie  (per età, non per neuroni) come quella del proprietario terriero Al Bano o della Zanicchi  (ma chi è quel l’imbecille di giornalista che va a chiedere il parere di uno come Al bano su una cosa del genere? è scontato quanto chiedere a Berlusconi cosa ne pensi dei magistrati), sino a giungere a ieri sera dove il Povia ha canticchiato il suo motivetto, accompagnato da cartelloni e poi, come una diva qualsiasi in crisi isterica  (mi verrebbe da dire, come una checca isterica), ha abbandonato il palco prima che la musica terminasse). Subito dopo il generoso applauso del pubblico dell’Ariston, al solito composto di industrialotti in cerca di contatti in periodi di crisi nera, e dame impellicciate, infardate,ingioiellate e incartapecorite al punto da poter seminare il prezzemolo fra una ruga e l’altra, il presentatore, l’ansiogeno Bonolis, ha dato la parola niente popò di meno che a Grillini, ex parlamentare, ed eterno presidente di Arcigay, che  (i casi della vita) era in sala con i suoi accoliti. Il Grillini è stato efficace per la causa come lo era quando faceva il parlamentare: ha sparato due o tre cazzate immonde, ha menzionato la sua associazione e si è beccato la selva dei fischi dei ben pensanti presenti. Fine delle trasmissioni.
Mi sorgono spontanee tutta una serie di considerazioni. Intanto il Povia, che dopo “i bambini fanno oh” i “ Piccioni fanno trr” è arrivato ai Gay che fanno sigh sigh, è un mediocre rincalzo del mondo musicale, ed è anche dal punto di vista dello spessore morale, altrettanto mediocre: Lo ha dimostrato uno dei cartelloni che accompagnavano la sua esibizione  (“la tranquillità è meglio della felicità”), quintessenza del pensiero mediocre, dell’ipocrisia, ma d’altronde ama i piccioni e i piccioni volano basso; Poi, tralasciando le dichiarazioni del suo ex manager sulla destinazione ultima dei ricavi di un suo successo  (l’unico), promessi in beneficienza, è sempre alla ricerca di visibilità. Prima ha affermato di aver avuto una parentesi gay, così tanto per provare, un po’ come si prova un nuovo tipo di olio per motori, così lui ha provato a esser gay per veder l’effetto che fa. Poi ha smentito, Gay non è mai stato e la canzone non parla di lui: Si era velatamente fatto intendere che parlasse di un Luca fondatore di una centro che guarisce i gay  (mi vien la pelle d’oca..sento un vago puzzo di nazismo..) sotto l’egida del Vaticano  (e poteva mancare la collaborazione dei signori in gonnella?); poi si è nuovamente smentito (Silvio ha trovato il suo delfino ideale) rivelandoci che parlava di un ragazzo che, conosciuto in treno  (e speriamo non nei cessi delle stazione), avrebbe raccontato, povero pargolo indifeso e smarrito, proprio al Povia  (pensa te, il destino..) questa storiellina della sua redenzione. Insomma: solo meschina ricerca di pubblicità sulla pelle delle persone. Chiaro che Povia può cantare tutto ciò che vuole e affermare quel che gli pare: che la Luna è abitata, che la pioggia sale verso l’alto, e il fumo scende verso il basso. Ma mi chiedo: era il caso di ammettere un testo così poco corretto, frutto di una semplicistica mistificazione, in un evento così seguito da tante persone? cosa avrà provato il ragazzetto di 17-18 anni, in cerca di identità? come avranno reagito i genitori di un adolescente omosessuale, magari confinati nel paesino rurale del meridione, dove certe inclinazioni sono viste come pure aberrazioni? Passa mai per la testa dei tantissimi Povia  (e degli Albano, dei Gattuso e dei Moggi, delle Binetti) che se in Italia essere Gay è fonte di infelicità è dovuta ancora alla stigma sociale, all’essere marchiati come indegni, malati, traviati o deviati? Al fatto che la chiesa, e l’attuale papa  (fra l’altro, il più effemminato degli ultimi secoli), non lascino passare giorno senza scagliare maledizioni, anatemi, accorate suppliche contro ogni ipotesi di riconoscimento di diverse forme di convivenza? Dal fatto di vedere i nutriti sciami di politici piegarsi ai dettati pontifici, abdicando preventivamente al loro ruolo e gettando l’ultimo soffio di laicità nel cesso? E ancora cosa voleva dimostrare il Bonolis, baciando  (o fingendo di) l’amichetto del cuore? che si tratta di uno scherzo? che nessuno è gay, ma si fa così, tanto per ridere?
L’altra metà della mela, l’ex parlamentare Grillini e l’arcigay: Tutori di niente, se non del proprio interesse a far si che l’omosessualità rimanga etichetta, così da poter continuare a aprire locali-ghetti, saune tematiche dove chiunque può entrare a patto di aver la loro tesserina. Una sorta di monopolio ad pecuniam, di provocazioni esasperate, di interventi con vuoto a rendere perché nient’altro che intrisi di vuoto sono. Quale beneficio può portare al panettiere, all’avvocato, all’industriale, al commesso, al geometra gay, le pseudo rivelazioni del tipo: “In serie a ci sono almeno 20 calciatori gay” oppure “tot parlamentari sono gay e non lo dicono”. Questo modo di fare, a mezzo fra la delazione e il chiacchiericcio della parrucchiera di Gallarate, può giovare a una seria e concreta battaglia per i diritti civili?
Non mi stupirebbe, quindi, se il marketing a orologeria per il signor Povia, con tanto di scandaletto a buon mercato, fosse stato preparato a tavolino con la complicità di tutti gli attori della manfrina: il mercenario presentatore, bisognoso di ossigeno per resuscitare il morto, il cantante di retrovia, per vendere il suo prodotto, e l’ex parlamentare per avere ulteriore spazio e fare le due o tre manifestazioni con cui finge di battagliare per la causa., che interviene a salvare il cantante così umiliato da Benigni..Insomma per fortuna  (per Povia) che c’è Grillini. Ci si sente avvolgere da tristezza a vedere, in questo ambito come in qualsiasi altro  (dall’economia, alla giustizia, dall’ambiente all’urbanistica, dall’industria al settore delle telecomunicazioni), quanto in difficoltà, ripiegato su se stesso sia il nostro paese.
Un ultima dose di veleno.., se anche noi adottassimo il sistema grilliniano della delazione interrotta, non potremmo far a meno di notare che Povia va a Sanremo solo quando c’è il Bonolis..Vuoi vedere che…

N. B. San Remo è finito. l’Auditel ha prenmiato la formula Bonolis. La proclamazione del miracolo è già avvenuta. Ha vinto marco Carta,uno dei tanti “amici”della de Filippi; alla serata finale baritoneggiava la sua austera madrina, nel festival condotto da un alfiere Mediaset. Quasi quasi vado a rileggere le tesi della Propaganda 2 sull’occupazione dei mass media…

Mauro Meloni

Area Gesam: la “miopia” e la lungimiranza

Proprio come Giurlani figlio riteniamo che se il Sindaco volesse potrebbe modificare parte del discusso Progetto norma 6 ovvero l’intervento, presunto riqualificatorio, previsto nell’area Gesam a San Concordio.

È stato detto più volte, a ragione, che il nuovo cemento derivante dalla realizzazione dello “steccone” inserito all’interno del piano Gesam, come recita la valutazione degli effetti ambientali del Regolamento Urbanistico porterà ad un “aumento sensibile del carico urbanistico della zona”.
Del resto lo status venutosi a creare con la chiusura insensata (per tempi e modi) del passaggio a livello di San Concordio e l’esplosione di una barbara cementificazione ha causato un ulteriore abnorme aggravio del traffico su tutte le strade circostanti visto che gli unici due accessi disponibili sono l’intasato viale Europa e quella coda eterna che porta al passaggio a livello di San Filippo (via Squaglia, via di Mugnano e via Ingrillini).

È mai possibile che il Piano del traffico giaccia ancora in qualche cassetto, quando anni luce or sono (in piena era Fazzi) l’allora assessore ne annunciò il doloroso parto? Ricordiamo che agli strumenti urbanistici comunali è affidato il compito di individuare le aree da sottoporre a specifica regolamentazione, tenuto conto anche di tutte le problematiche territoriali e infrastrutturali dell’area.

Quattro piani di direzionale e commerciale (che fantasia: forse l’ennesimo franchising di vestiti o un grande centro estetico e fitness, poco conta) e 4.364 metri quadrati di parcheggio interrato sulla falda non potranno che accentuare le criticità già evidentemente presenti.
Sottolineiamo poi ciò che chiunque abitante avrà notato, ovvero l’accumularsi di fondi su cui campeggia la scritta “affittasi”, da tempo vuoti anche a causa della negata ma palpabile crisi economica. Si è provveduto a monitorare le politiche economico-territoriali del settore terziario commerciale nella zona?

È vero che la concessione è stata rilasciata l’11 marzo dello scorso anno (e proprio nei giorni in cui si discuteva il primo stralcio della Variante alle Norme tecniche di attuazione del RU relativa ai Piani Attuativi – art. 140.4 -, per cui anche questo intervento, a rigor di logica e non di favore, sarebbe potuto rientrare nell’iter del Piano Attuativo, in breve: conferenza tecnica dei servizi, Consiglio di Circoscrizione, Commissione urbanistica, Consiglio comunale, osservazioni dei cittadini… in sostanza approfondimento e discussione.
Tuttavia, con tempi e modi, ad esser pacati, equivoci, ciò non accadde e oggi siamo ad inseguire il treno che corre) e una concessione rilasciata è pur sempre carica di conseguenze giuridiche. Ma è altrettanto vero che il Comune oggi si è riappropriato della Polis cosicché le urgenze dei privati non gestiscono più l’agenda urbanistica locale, quindi è possibile, sempre che lo si voglia davvero, tornare su certi incauti passi.

È vero che se la concessione è stata rilasciata sono maturati dei diritti ed eventuali ripensamenti costerebbero cari all’amministrazione: ma se è vero che tornare indietro “è possibile” per l’ospedale (e proprio Lei si è fatto fiero sostenitore delle istanze dei molti contrari), se è vero che è possibile fermare l’intercity dell’ospedale, perché ciò non si può fare per il trenino locale dello “steccone”?
In questi mesi, anche grazie al PIUSS, si è tornati, in qualche modo, a parlare di idea di città, di identità dei luoghi, di potere evocativo, di “discorso” urbano, di pura architettura, di “non-luoghi” da evitare.

Come cittadini, facciamo un accorato appello al Sindaco Favilla:
ci racconti nei dettagli il progetto, discutiamo con gli abitanti, magari in un Consiglio di Circoscrizione aperto (qualora essa si svegli dal torpore cui è caduta da mesi…) di una possibile rivisitazione degli aspetti più controversi dell’intervento.
Ha senso, Sindaco, parlare di freno all’incremento urbanistico senza regole se non si ha il coraggio e la lungimiranza di rivedere scelte non condivise dal territorio?
Non pensiamo che preferisca indossare i panni del “rilasciatore” di concessioni edilizie piuttosto che quelli di tutore dello sviluppo sostenibile nell’interesse della collettività.
Abbiamo la presunzione di affermare che quello che nell’immediato potrebbe sembrare la perdita di un investimento, in un domani assai prossimo, le sarà riconosciuto come scelta coraggiosa, ma di buon senso, una “rinuncia” presente per un grosso “guadagno” collettivo: l’area Gesam finalmente riqualificata con la “cattedrale” ristrutturata, i parcheggi a raso, i nuovi uffici, l’officina e l’archivio Gesam ed una vasta area a verde ad uso degli abitanti che sia davvero un parco pubblico e con un grosso valore identitario ed unico: il porto di Lucca.
Siamo convinti che un amministratore esperto non possa rimanere silente all’appello dei 1050 cittadini che, firmando la Petizione, hanno espresso contrarietà e preoccupazione verso un’operazione come quella dello “steccone”, intervento che rischia di trasformare l’area Gesam (a poche centinaia di metri dall’ingresso di Porta San Pietro, vicinissima all’altro Monumento costituito dall’armonica sequenza delle arcate dell’acquedotto “Ducale”) in un altro, terribile, “non-luogo”.

Mauro Meloni e Serena Mammini

Viali Europa (Lucca “vs” Capannori)

Il consigliere provinciale di Forza Italia Daniele Lazzareschi, attento e diligente, tuona sulla stampa
in relazione al pessimo stato delle asfaltature di viale Europa a Capannori (su Il Tirreno di oggi 15 febbraio 2009, ad un primo sguardo pare che l’articolo si riferisca invece al viale Europa di  San Concordio).
Il suddetto consigliere allude anche agli annunci che si moltiplicano proporzionalmente all’avvicinarsi delle elezioni. Certo fa strano sentir parlare di “politica degli annunci” da un appartenente al partito inventore di quel modo (tra l’altro, purtroppo vincente sebbene ingannatore) di fare politica. La stessa considerazione potrei girarla al consigliere provinciale: non penso che lo stato di viale Europa di Capannori sia pessimo da ieri, la sua accalorata segnalazione però arriva, guarda caso, proprio in periodo di elezioni. Ritengo poco convincente lavorare, certo con impegno, ma rintanati a Palazzo Ducale e “uscire” segnalando il problema in prossimità delle elezioni… ha un che di strumentale, se pur lecito, ci mancherebbe. Inoltre consigliere, non si capisce bene quando parla di competenze, le sue più che affermazioni paiono allusioni: la Provincia che “non avrebbe competenza”,  avrebbe invece stanziato fondi per lavori che “di solito vengono fatti da Comune”.
Vorrei far notare al consigliere provinciale che la stessa segnalazione ho avuto occasione di farla io per l’altro viale Europa (quello di San Concordio) in Consiglio  comunale visto che il manto stradale del cavalcavia, gravato pesantemente da sollecitazioni per il continuo flusso di camion e autoveicoli e unica infrastruttura di collegamento tra la zona sud ed il resto della città, si trova anch’esso in pessime condizioni. E l’assessore al Lavori Pubblici mi ha risposto dicendomi di aver fatto un sopralluogo,  che provvederà quanto prima, con le poche risorse disponibili, a migliorare la situazione. Ma con 2 euro a metro lineare cosa si può fare se non “rattoppare”? E se le amministrazioni non hanno risorse (Lucca è governata dal centro destra dal 1998) dove sta la causa? Se gli oneri di urbanizzazione (e si è urbanizzato oltremodo e a casaccio) che dovrebbero servire soprattutto per questo vengono invece dirottati a coprire la spesa corrente come è possibile fare un serio lavoro di rifacimento e manutenzione di strade, marciapiedi ecc? È con lo spottone elettorale della cancellazione dell’ICI senza prevedere entrate alternative certe che si aiutano i Comuni a ben operare? O forse ci vorrebbe un Silvio per ogni ente in grado di moltiplicare pane e pesci o “asfalto e bitume”?

dom15-02-2009  Intervento consigliere provinciale FI

Asfaltature, neanche il bitume!

Tra le molte voragini che possiamo trovare sulle nostre strade ho segnalato quelle di viale Europa. Nella rampa che sale da sud verso nord (da S. Concordio verso la città) l’asfalto è molto deteriorato in diversi punti e soprattutto dopo le ultime (speriamo ultime…) piogge. Inoltre la segnaletica orizzontale soprattutto in prossimità della rotonda è veramente poco visibile nelle ore notturne. Il cavalcavia di viale Europa è gravato quotidianamente da continue vibrazioni dovute al flusso ininterrotto di autoveicoli e di mezzi pesanti. La scorsa settimana abbiamo potuto verificare il caos che si è prodotto per un lungo tratto di circonvallazione solo perché all’inizio di via Bandettini (lato ovest) c’era un piccolo cantiere (credo per lavori alla fognatura… sarà vero?). Sappiamo che questa infrastruttura è l’unico collegamento “libero” tra la zona sud ed il resto della città, per cui un’eventuale chiusura per lavori creerebbe uno situazione di forte disagio per tutti gli abitanti. Certamente (e questo era l’oggetto di un’interrogazione che scrissi insieme al collega Marchini nel dicembre 2007) l’Amministrazione comunale avrà un programma di controllo, monitoraggio e manutenzione periodici di tutti i ponti del territorio comunale per verificare l’esistenza di deterioramenti strutturali tali da comprometterne la stabilità, ma ho invitato comunque il gentile assessore ai LL.PP. Antonino Azzarà a prendere in considerazione questa mia raccomandazione.

Circoscrizioni: eterne cenerentole

All’odg del Consiglio di giovedì 22 gennaio il “Regolamento sugli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande”. L’argomento, assai importante e delicato tanto da occupare tutta la durata del Consiglio facendo slittare a nuova seduta l’altro tema ovvero la questione Teatro del Giglio, è stato molto dibattuto e numerosi sono stati gli interventi. Non voglio in questa breve nota entrare nel merito dell’argomento, vorrei solo dire che ieri è scaturita in modo netto e chiaro la sensibilità e l’attenzione che amministrazione e assessore hanno dimostrato nei confronti delle circoscrizioni. Visto che certe pratiche, come iter, prima di approdare in Consiglio comunale vengono esaminate dai consigli di circoscrizione, avevamo chiesto, come gruppo dell’Ulivo-Pd, di conoscere l’esito della votazione di ogni consiglio di quartiere e, se alcuni di essi avessero prodotto documenti al riguardo (proposte, emendamenti), di metterli a conoscenza del Consiglio stesso per dare un contributo “esterno” alla discussione prodotta delle eminenze grigie nell’emiciclo di Palazzo Santini. Richiesta a parere nostro lecita e comunque priva di qualsiasi sterile polemica. I consiglieri di circoscrizione sono un centinaio, hanno presidenti (più o meno produttivi) spesso presenti nelle diverse commissioni comunali per portare contributi, qualche critica e proposte scaturite dal dibattito delle nove assemblee di quartiere che regolarmente si riuniscono in commissioni e consigli, percependo, come è giusto, un gettone di presenza. Insomma, un iter che coinvolge molte persone, smuove energie, ha un costo… invece nel Consiglio comunale di Lucca quanto elaborato dalle circoscrizioni viene ignorato in toto, nemmeno un accenno nonostante l’esplicita richiesta. Altro esempio di partecipazione?

La convalescenza del 2009

Guardo fra una nuvola e l’altra
come per trovare un contorno
che separi questa vita da una
nuova evoluzione.
Come fra un margine e l’altro
di un quadernino nuovo,
bianco, puro
sono io,
e sotto la griglia dei suoi quadretti,
una prigione innocente per me,
rimango ad aspettare…

Un piccolissimo passo…

OGGETTO: Odg relativo alle politiche della raccolta e riduzione dei rifiuti

II Consiglio Comunale di Lucca

Vista la nuova direttiva quadro sui rifiuti (n. 98 del 19 novembre 2008) che prevede una più rigorosa gerarchia nella gestione dei rifiuti, fondata sulla prevenzione della produzione dei rifiuti e sul riutilizzo, ed altresì sulla sensibile riduzione dell’avvio a smaltimento; Visto il D.Lgs. del 3 aprile 2006, n.152 Norme in materia ambientale (confermato e in parte modificato dal D.Lgs 16 gennaio 2008, n.4) che alla Parte IV Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, e all’art.179 Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, dispone che le pubbliche amministrazioni debbano perseguire in via prioritaria iniziative dirette a favorire la riduzione e la prevenzione della produzione e della nocività dei rifiuti e, all’art.205 Misure per incrementare la raccolta differenziata, dispone altresì il raggiungimento, in ogni ambito territoriale ottimale, dell’obiettivo di almeno il 65% di raccolta differenziata entro l’anno 2012; Visto il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (DCRT del 7 aprile 1998 n°88) che prevede azioni volte alla riduzione della produzione di rifiuti e considerata la particolare efficacia che ha in questo campo il sistema di raccolta “porta a porta”; Visto il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti Urbani e Assimilati nella Provincia di Lucca (DGP del 15 marzo 2002, n°54) che richiama la necessità di massimizzare i recuperi di materiali e di minimizzare gli smaltimenti puntando su sistemi di raccolta “porta a porta”; Visto l’artìcolo 198 del sopracitato D.Lgs. 152/06 che attribuisce ai Comuni, in concorrenza con la Comunità d’Ambito, la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti urbani assimilati con particolare riferimento alle modalità del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento; Vista la L.R. 25 del 18 maggio 1998 (Allegato B) che prevede per i Comuni con una raccolta differenziata elevata e con una produzione pro-capite ridotta, un tributo per il conferimento in discarica progressivamente meno oneroso; Visto il PRAA (Piano Regionale di Azione Ambientale) DCR. n 32 del 14 marzo 2007 che prevede la riduzione della produzione di rifiuti del 15% entro il 2010 (rispetto al 2004) e l’obiettivo di raccolta differenziata al 55% entro il 2010; Visto il Protocollo d’intesa sulla riduzione dei rifiuti promosso dall’ATO 2 rifiuti Lucca e sottoscritto in data 11 maggio 2007 anche dal Comune di Lucca; Considerato il Rapporto Nazionale Rifiuti dell’APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici) da cui emerge che oltre il 20% dei comuni italiani (1830 su 8101) hanno adottato sistemi di raccolta “porta a porta” raggiungendo oltre il 50% di raccolta differenziata, e che in circa 200 comuni si è andati oltre il 70%; Considerato inoltre che precisi studi tecnico-economici condotti su diversi comuni del Nord Italia paiono suggeriscono che la raccolta domiciliare (“porta a porta”) è il sistema più efficiente ed efficace per incrementare la raccolta differenziata e, in presenza di costi di smaltimento elevati, anche il più economico per i comuni di grandi dimensioni; Considerato infine che, a livello intemazionale, molte città hanno assunto il percorso verso “rifiuti zero entro il 2020” attraverso concreti strumenti operativi volti a scoraggiare l’incremento dei rifiuti anche tramite il coinvolgimento del mondo produttivo; Evidenziato che le città coinvolte in questo percorso sono ormai molte in varie parti del mondo (California [S. Francisco, Oakland, Santa Cruz, Berkley], Australia [Camberra e la regione sud occidentale del Paese], Nuova Zelanda, Canada [Nuova Scozia, Commbia Britannica], la città di Buenos Aires e alcune città del Regno Unito;

giudica opportuno che l’Amministrazione Comunale, in accordo con la Commissione LL.PP. e Ambiente promuova incontri e giornate di studio nel corso del biennio 2009-2010 sulle migliori pratiche di raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti, con il coinvolgimento di esperienze significative, per un approfondimento dei contenuti e degli obiettivi della Campagna internazionale “Rifiuti Zero”;

ed inoltre che l’Amministrazione Comunale, negli organi rappresentativi del Conosrzio ATO Toscana Costa, si faccia promotrice d’incentivare politiche virtuose d’incremento della raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti, in parte già attive da qualche anno nella Piana lucchese, in tutta l’area vasta, anche al fine del raggiungimento degli obbiettivi di legge per la raccolta differenziata a livello di ambito, che permettono di non incorrere nell’addizionale del 20% sul tributo per il conferimento in discarica (art. 205 D.Lgs 152/06);

si impegna, per quanto di sua competenza, a definire ed approvare, anche alla luce dei suddetti incontri e giornate di studio, gli indirizzi in merito alle politiche della raccolta e riduzione dei rifiuti per il raggiungimento degli obiettivi di legge (65% di raccolta differenziata entro l’anno 2012);

dà mandato alla Giunta ed in particolare all’Assessore all’ambiente di predisporre, in raccordo con la commissione competente, un Piano, da approvare in Consiglio comunale, che concretizzi quanto scaturito dalle giornate di studio di cui sopra, che assicuri, tramite Sistema Ambiente spa, il raggiungimento degli obiettivi di legge sia per la raccolta differenziata, che per la riduzione dei rifiuti, e quindi un innalzamento della qualità della gestione dei rifiuti del nostro Comune.

Odg votato all’unanimità al Consiglio del 18 dicembre 2008 _________________________________________

Certo la problematica dello smaltimento dei rifiuti che tutti noi produciamo è assai complessa, per questo con l’odg chiediamo un approfondimento, tramite giornate di studio, per conoscere altre esperienze positive al riguardo. L’obiettivo del 45% è stato raggiunto anche grazie alle eccellenze dei comuni che fanno il porta a porta. Ma per raggiungere il 65% entro il 2012 il porta a porta è necessario. Non solo perché non costruire piccoli impianti di riciclaggio del secco (carta, vetro plastica, legno e metalli), sul territorio? Visto che mancano in tutta l’Ato 2 ed in Toscana. Perché non tentare un’inversione di tendenza e generare guadagno? È chiaro che il futuro prossimo dovrà essere improntato ad una maggiore sobrietà e questo significa modificare il modo di progettare, di produrre, di distribuire e commercializzare prodotti, rivedere comportamenti consolidati e stili di vita. Basti pensare alla quantità di materiale che ci troviamo a dover smistare quando ci troviamo a sfare i sacchi della spesa… Insomma un cambiamento culturale. Occorre una educazione, fin dalla prima infanzia, basata sul consumo critico, occorre eliminare il più possibile i prodotti “usa e getta” e cambiare il sistema di imballaggio. Dobbiamo incentivare e sostenere i gruppi di acquisto solidale (a Lucca abbiamo una bella esperienza, che certo deve essere “sostenuta”), incentivare la filiera corta dei prodotti mettendo in comunicazione diretta produttori e consumatori locali, promuovendo la cultura della differenziazione, del recupero, del riuso e del riciclaggio. Dobbiamo costruire buone pratiche che prese singolarmente possono apparire ininfluenti ma che insieme darebbero invece risultati e positivi. Chiediamo quindi anche a Lucca di iniziare con più convinzione un processo di cambiamento dal sistema tradizionale di gestione dei rifiuti ad un nuovo sistema (basato sul sistema della raccolta porta a porta) basato sulla differenziazione e sul recupero e riciclaggio di quanta più materia possibile. Il “porta a porta” non è una modalità integrativa al sistema tradizionale di gestione dei rifiuti ma un passaggio graduale da un sistema dominante ad un sistema alternativo, diverso che investe sulla fiducia nelle persone, sul loro senso di responsabilità e su alti livelli di partecipazione… E quindi per questo il consenso dei cittadini è la chiave per riuscire, ma anche la convinzione dell’Amministrazione e dell’Azienda sono fondamentali. Bisogna investire in termini di risorse umane, finanziarie e di tempo per spiegare il progetto. Occorrono assemblee nel territorio, una campagna informativa adeguata. Occorre far percepire la trasformazione del sistema non come un’idea imposta dall’amministrazione, ma come un cambiamento che nasce e si organizza anche grazie alla partecipazione attiva delle persone. Il consenso è essenziale perché la raccolta differenziata “porta a porta” entra nelle case e ci “costringe” a cambiare qualcosa nelle nostre abitudini di gestione dei rifiuti, ci chiede di modificare comportamenti individuali e familiari consolidati da anni. Insomma un cambio di mentalità per cittadini, imprenditori e amministratori. Non dimentichiamo che così potremmo liberare spazi pubblici, vie e piazze dal degrado di quelle discariche a cielo aperto che sono i cassonetti e recuperare in decoro urbano. Perché ci vogliamo arrendere allo stato delle cose con atteggiamenti, a mio parere, pseudo-realisti, di coloro ormai disincantati… Il disincanto talvolta nasconde stanchezza, poca creatività… Tutti i paesi intorno a Lucca stanno procedendo con l’estensione del porta a porta e Lucca rischia di isolarsi. Tramite la raccolta tradizionale siamo in grado di arrivare al 65% entro il 2012? Sistema Ambiente spa rischia di perdere la sfida dell’innovazione…

Ritengo questo un risultato importante per il nostro Comune. È stato il frutto di un lavoro che ha visto i consiglieri concentarsi “sul problema” al di là degli schieramenti, in Commissione Ambiente insieme all’assessore Pierami. Sono stati recepiti suggerimenti (del capogruppo A. Sichi – PRC) ed emendamenti (L. Bertani – UDC) che hanno integrato il primo odg presentato dal gruppo dell’Ulivo-Pd che era stato protocollato lo scorso maggio. Certo dal protocollo alla discussione sono passati quasi 9 mesi… Dagli interventi seguiti alla mia esposizione è emerso a chiare lettere quanto le tematiche ambientali siano complesse e richiedano per questo un’attenzione ed una sensibilità molto alta da parte delle amministrazioni… È emersa amche l’importanza di guardare oltre, documentarsi su esperienze “altre” e positive, su politiche portate avanti in altre città, esperienze di amministrazioni (al di là del colore politico) che sul fronte riduzione-rifiuti sono partite assai prima di Lucca, dimostrando più coraggio e raggiungendo quindi ottimi risultati. Un odg approvato può rimanere un foglio di carta in un cassetto, se non è seguito e monitorato nel suo iter. E questo è solo il primo passaggio. Mi impegnerò in prima persona e insieme al mio gruppo affinché i contenuti dell’odg vengano rispettati e portati avanti nel miglior modo possibile.

Un libro per conoscere meglio la nostra città

Il volume indaga circa un secolo di storia della città di Lucca, dalla fine della Città/Stato al Secondo Dopoguerra, esaminando l’evolversi degli atteggiamenti culturali e del gusto nelle trasformazioni urbanistiche, architettoniche ed artistiche e la nascita delle esigenze conservative.

Il volume illumina così un periodo fondamentale di storia urbana finora non compiutamente “sistemato” come altre epoche precedenti, grazie ad un mosaico di saggi pluri-disciplinari, dovuti a studiosi operanti localmente (Gilberto Bedini, Glauco Borella, Enrico Lorenzetti, Maria Teresa Filieri, Antonia d’Aniello), ad altri operanti nell’ambito della Scuola Normale Superiore di Pisa (Massimo Ferretti e Denise La Monica), ad altri, ancora, espressione della cultura della tutela (Giovanni Losavio. Presidente nazionale di Italia Nostra).

Scopriremo come Lucca abbia in gran parte definito il suo volto attuale ormai storicamente acquisito (sia nell’immediata periferia, che all’interno della cinta murata) proprio a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un’opera, quindi, in grado di far riflettere, giusto in un momento in cui si stanno per elaborare progetti di ri-conformazione della sua immagine e del suo ruolo e di ri-definizione della sua identità.

Un’opera che lega la conoscenza, la coscienza e le concrete testimonianze del passato a quello che è il presente e a ciò che potrà essere il futuro.

Invito

Le bassezza del C.C. del c.

Come si è chiuso il Consiglio comunale del 4 dicembre 2008…

Spesso, ahimè, nel Consiglio comunale di Lucca si è assistito a momenti molto bassi, ad episodi, talvolta marginali, ma assai squallidi. Quadri desolanti di un triste teatrino politico locale. Nella seduta di giovedì scorso (4 dicembre) si è scritto un altro piccolo brano che va così ad arricchire l’avvilente serie di questi episodi: si è tolta la parola ad un consigliere dopo avergli concesso la facoltà di esporre un ordine del giorno regolarmente iscritto all’ordine dei lavori. Il consigliere in questione è la sottoscritta. Mi trovo così, mio malgrado, ad annotare la breve vicenda. Perché certi momenti ritengo debbano essere stigmatizzati. Sono lampi di episodi che messi in fila potrebbero delineare un’atmosfera pesante, un clima assai nebbioso e forse preoccupante. Il Presidente del consiglio, a fine teatrino, mi ha fornito, privatamente, le sue scuse. Poco prima però, di fronte al Consiglio, si era dimenticato di esserne il presidente. Presidente del consiglio e quindi di tutti i consiglieri. Ha concesso (forse per stanchezza, o per un equivoco, o solo per leggerezza, chissà…) che un’inopportuna mozione d’ordine da parte di un esponente forse troppo orientato “verso la libertà” e quindi dimentico delle regole, interrompesse l’esposizione dell’argomento appena iniziata. Il tema trattato era quello della raccolta differenziata: argomento complesso, a cui tengo molto, che certo non può essere affrontato con il necessario approfondimento alle 19,30 dopo diverse ore di consiglio.. . Avrei quindi chiesto io stessa l’aggiornamento della pratica ma, visto che questo ordine del giorno (protocollo maggio 2008) era già stato ritirato una volta alcuni mesi fa ritenevo doveroso fare alcune brevi precisazioni e comunque quante volte il Consiglio si è protratto anche oltre le 20, talvolta anche per questioni marginali o per concedere alla maggioranza di dirimere le numerose divergenze interne tramite i fatidici 5 minuti di sospensione? Fatto è che il Consiglio, insieme al mio microfono, in un’aula schiamazzante di consiglieri già incappottati, è stato bruscamente chiuso, senza concedermi nemmeno un lampo di tempo per la mia dichiarazione. Posso capire che a molti esponenti della maggioranza, orientati al vento che spira dal Governo centrale che taglia il tagliabile anche nel settore del risparmio energetico, interessino poco certi temi ambientali ritenuti fondamentali per altri. Forse sono soddisfatti di come vengono gestiti i rifiuti nel nostro Comune, forse non hanno odorose minidiscariche a cielo aperto, i cassonetti, sotto la finestra della propria casa o non ritengono indecente lo spettacolo di sacchetti di “pattume” cui può imbattersi chiunque si trovi a passeggiare per le vie del centro a determinate ore del giorno… I colleghi consiglieri hanno offeso non tanto me quanto il ruolo di consigliere che ricopro, ma soprattutto hanno offeso loro stessi e i cittadini che dovrebbero rappresentare.

Il delirio urbanistico (continua)

La Commissione Urbanistica e i Piani attuativi… e la comunicazione del sindaco

Il delirio urbanistico dell’amministrazione Favilla continua. All’indomani della sua elezione (primavera 2007) il sindaco e molti esponenti della sua maggioranza indossarono i panni di paladini ferrei difensori del territorio e dell’ambiente e iniziarono a tuonare contro la cementificazione, contro un Regolamento urbanistico che in pochi anni aveva consumato la maggior parte del suolo a disposizione per nuovi interventi edilizi.

La parola “cementificazione” e successivamente (grazie ad una strenua battaglia che il Gruppo consiliare dell’Ulivo-Pd sta portando avanti) “sforamento delle UTOE” (le diverse zone in cui è diviso il Piano strutturale) hanno, nel bene e nel male, riempito la bocca di molti: politici, amministratori, professionisti. Un iter comunque, per cercare di limitare i danni (oramai purtroppo a buoi sono assai lontani dalla stalla), venne intrapreso dall’amministrazione Favilla: elaborare una Variante alle Norme tecniche (NTA) di attuazione del Regolamento urbanistico. Il lavoro, dopo molte vicissitudini, venne diviso in due parti: una prima Variante-stralcio contenente pochi articoli adottata dal Consiglio Comunale lo scorso gennaio e l’elaborazione di una Variante (secondo stralcio) assai più corposa che ha occupato per mesi la Commissione urbanistica.

Lo scorso giugno 2008, finalmente, la Commissione, dopo un iter tortuoso e contraddittorio, licenziò la seconda parte della Variante alle NTA. Questa, come da ordinaria amministrazione, sarebbe dovuta approdare in Consiglio dopo alcune settimane. E invece cosa è successo? Della seconda Variante se ne persero le tracce e solo a novembre 2008 approda nei Consigli di circoscrizione per il parere.

Occorre sottolineare che alcune norme contenute in questa Variante andrebbero ad incidere in modo restrittivo sull’indice di edificabilità (in sostanza la quantità di volume che può essere edificata) di alcuni progetti, che devono essere realizzati sul nostro territorio, chiamati Piani attuativi (piani che prevedono spesso un forte impatto sul territorio, in parti di tessuto urbano da ristrutturare). Se parliamo di porre un freno alla cementificazione certamente questi Piani assumono un peso notevole: con l’approvazione della seconda parte della Variante il cemento calato sul territorio potrebbe realmente iniziare a diminuire.

Per questo la Commissione urbanistica lo scorso 20 novembre, per iniziativa del gruppo dell’Ulivo-Pd, propose un odg in cui si chiedeva, per prima cosa, di conoscere tutti i Piani attuativi presentati all’Amministrazione comunale, di portare finalmente all’attenzione del Consiglio la seconda parte della Variante e soltanto dopo andare a discutere i Piani. Questo odg venne approvato all’unanimità dalla Commissione (allegato 1).

Alla seduta della Commissione odierna i commissari non erano ancora a conoscenza di quanto richiesto, ovvero l’elenco dei Piani attuativi, inoltre venivano a sapere di una comunicazione del sindaco (allegato 2) in cui, in barba all’odg votato anche dai membri della sua maggioranza, si dice che “non è più possibile rinviare l’adozione di tutti i Piani attuativi oggi giacenti negli uffici”. Non solo, ma il sindaco aggiunge “che una volta odottati (i Piani) dovranno essere salvaguardati rispetto ad ogni futura possibile variazione normativa” e questo, aggiungiamo noi, in barba alle regole: in contrasto, di fatto, con le norme vigenti. Allora ci chiediamo: Perché è stata voluta la variante alle NTA, che ha occupato per mesi la Commissione, per poi lasciarla giacere in qualche ufficio? Perché dopo quasi un anno ancora non conosciamo le osservazioni presentate al primo stralcio (adottato lo scorso gennaio)? Sembra quasi che si sia fatto finta di modificare le regole per riempire la cronaca locale, ma in realtà tutto rimane invariato, anzi peggiorato! Perché i Piani attuativi devono avere la precedenza rispetto ad altri progetti di singoli cittadini che hanno presentato, anche loro, regolare richiesta? Perché anche questa volta, i commissari della maggioranza, si sono dovuti “rimangiare” quanto dichiarato lo scorso novembre con l’odg votato all’unanimità dalla Commissione?

Nel frattempo, luglio 2008, il sindaco, costretto da un pressing estenuante di interpellanze, fu costretto ad ammettere che, in realtà (nonostante il dirigente del settore avesse detto che gli strumenti erano conformi) lo sforamento in alcune UTOE c’era stato per cui sarebbero stati rivisti gli strumenti urbanistici. Da sottolineare che i dati forniti dall’Amministrazione sono risultati imparziali e nebulosi per cui sono stati chiesti ulteriori chiarimenti al riguardo.

Paris réforme la gestion de l’eau

Paris a décidé de confier à un opérateur public unique la  gestion de l’ensemble du service de l’eau, depuis la production jusqu’à la distribution. Ils sont trois aujourd’hui : Eau de Paris, société d’économie mixte détenue à 70% par la Ville, est chargée de la production; Suez (pour la rive gauche) et Veolia (pour la rive droite) assurent la distribution.

Dopo  venticinque anni di gestione privata dell’acqua della città, il consiglio  comunale alla Maire di Parigi ha deciso per una repentina inversione di  rotta. La scelta è stata fortemente voluta dal sindaco della capitale  francese Bertrand Delanoë, ancora fresco di investitura per un secondo  mandato, che ha così optato per una rimunicipalizzazione dell’acqua.
La  decisione è arrivata nella riunione del consiglio di ieri, e a giorni si  attende un decreto che autorizzerà il ritorno in mani pubbliche del servizio idrico integrato.
Fino ad oggi, a gestire l’acqua che scorre dai  rubinetti delle case di Parigi erano stati i due colossi multinazionali  Veolia e Suez. Dal primo gennaio del 2010 (occorrerà aspettare, dunque,  ancora poco più di un anno) l’incombenza passerà nelle mani di un ente di  diritto pubblico, che si occuperà dell’intero servizio idrico cittadino,  dalla fase di produzione fino alle politiche di tariffazione.
Secondo  Anne Le Strat, assessore alla municipalità di Parigi, il passaggio da un  sistema privato ad uno pubblico sarà una vera panacea per le casse comunali,  dato che consentirà un risparmio di 30 milioni di euro  l’anno.

Citazione

La salvezza è sempre stata nelle mani di coloro che lavorano, nonostante i disagi indicibili, il dileggio e l’opera distruttiva degli insipienti. Il giudizio e il lavoro delle persone capaci e compenti è ostacolato in ogni modo e spesso vanificato da una genia subdola di apatici ma supponenti di varia provenienza senza gusto né cultura, che operano nel loro esclusivo interesse, capaci solo di opporre ostacoli quasi insormontabili ad ogni tentativo di utile cambiamento.

Roberto Lunardi, storico dell’arte

Si sposta l’aeroplanino?

Apprendiamo con favore che dopo circa 3 anni l’aeroplanino di San Concordio posto nei pressi del casello autostradale “Lucca est” verrà spostato.
Inaugurato nell’ottobre del 2005, quando la città “cresceva e si moltiplicava” (purtroppo solo in relazione alle tonnellate di cemento colate sul territorio) sotto l’egida del sindaco Fazzi, dei  suoi consiglieri e della sua Giunta, quel velivolo dovrebbe essere un monumento a Carlo del Prete.
A nostro parere il celebre aviatore lucchese,  che ai primi del ’900 compì imprese tali da aver segnato la storia dell’aviazione italiana, meritava qualcosa d’altro dal Piaggio Douglas pd 808, velivolo destinato al trasporto militare, dono dell’aeronautica.
Il monumento piazzato lì a lato dell’enorme spazio tra l’autostrada ed il quartiere, uno degli ingressi principali alla città che certo merita maggiore attenzione, sembra tutto fuorché un monumento a Carlo del Prete cosicché bene ha fatto la Consulta per l’arredo urbano guidata da Marco Chiari (Consulta con la quale, tra l’altro, ci confronteremmo ben volentieri in Commissione Lavori Pubblici –  che dovrebbe occuparsi pure di arredo urbano – per indirizzare le esigue energie che ci sono, magari, verso obiettivi condivisi e possibili) che suggerisce di spostare il velivolo nel cosiddetto Polo Tecnologico.
Occorre ricordare che molti cittadini e anche la Circoscrizione 7 espressero più volte perplessità nei confronti di quell’aereo visto da molti più come monumento alla guerra che memoria di importanti aviatori, stridente con l’altro monumento del quartiere posto nell’aiola a corredo degli appartamenti Iffi in via Consani erroneamente denominato “parco” della Pace.
Occorre pure annotare che quel monumento, a parte l’aereo ricevuto in dono, è costato ai cittadini quasi 60 mila euro. Il progetto venne votato dalla Giunta Fazzi il 27 luglio 2005.
Questa breve nota può sembrare una piccolezza però vuole sottolineare che troppo spesso in questa città ci sono rubinetti chiusi per la realizzazione di lavori essenziali (come per esempio i marciapiedi) e si spende invece in opere che dopo pochi anni vengono demolite e rifatte, come è avvenuto per la pista ciclabile di San Concordio o come nel caso dell’aeroplanino. Tutto questo a dimostrazione di una scarsa attenzione per la gestione pubblica, tema tra l’altro tradizionalmente caro alla città.
Ci auguriamo che d’ora in avanti le scelte siano più condivise e realizzati secondo criteri di priorità onde evitare imbarazzanti e costosi ripensamenti.

Mauro Meloni, Serena Mammini


Riceviamo e postiamo…

Dedico a te questi versi mia signora, vediamo se indovini di chi sono…
Omaggi… 
Così, per la tua immagine o per il mio amore, anche se lontano sei sempre in me presente; perché non puoi andare oltre i miei pensierie sempre io son con loro ed essi son con te; o se essi dormono, in me la tua visione desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.

shakespeare